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Una Lettera Aperta in difesa di WikiLeaks e di Julian Assange

Un gruppo di scrittori, editori, giornalisti, registi e intellettuali ha scritto una lettera aperta in difesa del diritto alla pubblicazione di documenti diffusi tramite fuga di notizie da parte di WikiLeaks e contro le conseguenti azioni legali nei confronti del fondatore del sito Julian Assange.

Gli autori della lettera aperta invitano i Navigatori a sostenere l’iniziativa e a sottoscrivere online il documento:

Lettera aperta in difesa del diritto di WikiLeaks di pubblicare

Crediamo che le società libere in ogni luogo siano servite al meglio da un giornalismo che ritiene responsabili governi e corporazioni. Affermiamo che il diritto di pubblicare è identico a, e una conseguenza del diritto dei cittadini di sapere. Mentre crediamo nella privacy individuale e accettiamo il bisogno di riservatezza, riteniamo che la divulgazione nel pubblico interesse sia di primaria importanza. Libertà, responsabilità e una scelta realmente democratica possono essere garantite solamente da uno scrutinio rigoroso. Difendiamo il diritto di pubblicare la verità in modo responsabile senza ostacoli e persecuzioni da parte dello Stato. Il dovere primario dei giornalisti in ogni luogo è di promuovere la causa della comprensione, non di aiutare governi e poteri forti a sopprimere l’informazione, e mai di rinviare a radicate abitudini di segretezza.

Con questi principi in mente, dichiariamo il nostro supporto alla pubblicazione di documenti diffusi tramite fuga di notizie. Questi ultimi hanno gettato una significativa luce sul comportamento dei governi e delle corporazioni nel mondo moderno. WikiLeaks ha reso al mondo un grande servizio. Denunciamo vigorosamente le minacce di morte e le persecuzioni criminali del suo direttore per aver pubblicato, insieme con molte altre organizzazioni in tutto il mondo, informazioni che sono chiaramente di interesse pubblico.

Le autorità si oppongono regolarmente a tali divulgazioni, come hanno fatto a partire dalla battaglia per per pubblicare le sedute del Parlamento britannico oltre duecento anni fa fino alla pubblicazione dei Pentagon Papers. Crediamo che nessuna democrazia sia mai stata danneggiata da un incremento della conoscenza e della comprensione pubblica. Perciò, noi, sottoscritti, dichiariamo il nostro inflessibile supporto per i principi di inchiesta giornalistica e apertura, e condanniamo le forze che minaccino entrambe.

Translated by Fabio Chiusi

WikiLeaks: si dimette il Portavoce del Dipartimento di Stato USA

Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Philip J. Crowley si è dimesso dopo le polemiche seguite alle sue dichiarazioni riguardanti le condizioni di detenzione di Bradley Manning, l’analista dell’esercito USA che da mesi è recluso in un carcere militare in Virginia con l’accusa di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online dal Sito di Julian Assange.

“Ciò che sta accadendo a Manning è ridicolo, controproducente e stupido, e non capisco perché il Dipartimento della Difesa lo stia facendo” aveva dichiarato Crowley nel corso di un suo intervento al Massachusetts Institute of Technology, dove stava parlando di nuovi media e politica estera di fronte a una platea. Le sue dichiarazioni sono state riportate dalla BBC e la polemica che ne è seguita ha spinto il funzionario alle dimissioni. “L’esercizio del potere deve essere prudente e coerente con le nostre leggi e valori” ha scritto Crowley nella lettera con la quale ha comunicato la decisione di lasciare il suo incarico.

Manning è da mesi al carcere duro, senza nemmeno aver avuto un’incriminazione ufficiale. L’ex analista ha scontato i primi due mesi in un carcere militare in Kuwait e poi è stato trasferito in USA nel carcere militare di Quantico in Virginia come “Maximum Custody Detainee”, la più elevata e repressiva formula di detenzione dell’esercito statunitense, che prevede l’isolamento per 23 ore al giorno. Recentemente i procuratori dell’esercito americano hanno mosso nei confronti di Manning 22 nuovi capi d’imputazione, tra i quali figura anche l’accusa di “collusione con il nemico”, che contempla tra le punizioni possibili la pena di morte.

Articolo 104 per Bradley Manning: l’Esercito USA getta via le Chiavi della sua Cella

Bradley Manning, l’analista dell’esercito USA che da mesi è recluso in un carcere militare in Virginia con l’accusa di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online dal Sito di Julian Assange, teoricamente rischia la pena di morte. Tra i nuovi 22 capi d’imputazione che la corte marziale dell’esercito statunitense ha mosso nei confronti di Manning figura infatti anche l’articolo 104, che contiene l’imputazione di “collusione con il nemico”. Tale articolo contempla appunto, tra le punizioni possibili, la pena di morte. Secondo l’accusa, il passaggio di documenti a WikiLeaks avrebbe reso accessibili ai nemici della nazione americana (per ora non meglio identificati) informazioni in grado di mettere a repentaglio la vita di soldati e di civili statunitensi.

I procuratori dell’esercito USA non hanno indicato esplicitamente l’eventualità dell’eliminazione fisica di Manning, e gli avvocati dell’analista in caso di condanna del loro assistito potrebbero arrivare a evitare la sua morte, facendo ridurre la pena “solamente” al carcere a vita. Il capitano John Haberland, portavoce dalla procura militare di Washington ha dichiarato che i nuovi capi d’imputazione “Riflettono in modo più accurato la gravità di crimini di cui Manning è accusato”. Il processo dovrebbe iniziare nei prossimi mesi, presumibilmente entro Giugno. WikiLeaks ha definito i nuovi capi d’imputazione della procura militare come “Una vendetta contro Manning, il quale sta esercitando il suo diritto a non parlare”.

Intervista di “60 Minutes” a Julian Assange

Julian Assange è stato intervistato ieri dalla trasmissione della CBS “60 Minutes”. Nel corso dell’intervista, il fondatore di WikiLeaks ha parlato dei suoi problemi legali, della sua condizione attuale e di quella del Sito, nonché delle voci riguardanti la prossima pubblicazione da parte di WikiLeaks di documenti relativi a Bank of America. CBS ha messo in Rete anche una trascrizione integrale dell’intervista.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

WikiLeaks in Rosso

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha dichiarato ieri nel corso di un’intervista alla radio francese Europe 1 che il sito è in gravi difficoltà economiche. Secondo il giornalista australiano, la perdita di WikiLeaks sarebbe di circa 500 mila euro a settimana.

La difficile situazione del Sito è conseguenza del blocco dei conti e del bando messo in opera nei confronti di WikiLeaks da parte dei principali circuiti di pagamento elettronico, come Visa e Mastercard.

“Non possiamo sopravvivere, se le cose continuano in questo modo” ha dichiarato Assange nel corso dell’intervista “Le donazioni non arrivano, a causa del blocco dei conti. Secondo le mie stime,  le perdite si aggirano sui 500 mila euro a settimana”. Assange non ha comunque intenzione di arrendersi: “Cercheremo di controbattere” ha aggiunto.

Assange si è presentato questa mattina in Tribunale a Londra per l’udienza preliminare riguardante il caso della sua estradizione in Svezia, Paese nel quale è accusato dei reati di stupro, molestie sessuali e coercizione nei confronti di due donne che hanno sporto denuncia nei suoi confronti.

Il Giudice ha concesso ad Assange la modifica della richiesta dei termini di cauzione avanzata dalla difesa è ha fissato la prossima udienza per il 7 Febbraio.

Gli USA Chiedono a Twitter i Dati di Assange, Manning e dei Collaboratori di WikiLeaks

Twitter ha ricevuto una richiesta da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense in base alla quale dovrà fornire i dati degli account di Utenti iscritti al Social Network che collaborano con WikiLeaks.

Oltre ai dati del fondatore di WikiLeaks Julian Assange, le autorità USA richiedono quelli di differenti presone che fanno parte dello staff del Sito o che collaborano come volontari. Tra di essi figurano Birgitta Jonsdottir (membro del Parlamento islandese), Rop Gongrijp (hacker olandese) e Jacob Appelbaum (programmatore di San Francisco). Secondo quanto trapelato, il DOJ richiede anche i dati dell’account di Bradley Manning, il soldato USA che da mesi è recluso in un carcere militare in Virginia. Manning è accusato di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online  dal Sito di Assange

Seguendo le sue policy, Twitter ha comunicato agli Utenti interessati la richiesta del DOJ, ma si è rifiutato di fornire ulteriori commenti in merito alla vicenda.

I dati che Twitter dovrà comunicare alle autorità statunitensi comprendono la data e la durata delle sessioni sul Social Network, i numeri di telefono degli iscritti, le informazioni relative alle loro carte di credito, gli indirizzi di posta elettronica e gli indirizzi IP, nonché tutti i contenuti degli account, compresi i messaggi diretti.

Sarebbe singolare se Twitter fosse l’unico sito a cui il Governo USA ha formulato simili richieste di dati. Forse però, Twitter potrebbe essere l’unico ad averlo comunicato agli Utenti, o semplicemente il primo. Presto potrebbe essere il turno di Google e Facebook.

WikiRebels, il Documentario su WikiLeaks

WikiRebels è un documentario della Tivù svedese Svt-Play tv dedicato alla storia di WikiLeaks e del suo fondatore Julian Assange. Il documentario è stato realizzato da Jesper HuorBosse Lindquist. I due giornalisti svedesi hanno seguito le attività di WikiLeaks e Assange a partire dall’estate 2010.

I sottotitoli in italiano sono a cura Davide Ghilotti. I video sono stati pubblicati online sul Sito de Il Fatto Quotidiano.

PRIMA PARTE: Le origini dei ribelli del Web (22,56 min)

SECONDA PARTE: Iraq, guerra e altri orrori (19,32 min)

TERZA PARTE: Caccia al soldato Assange (15,14 min)

Apple rimuove l’Applicazione WikiLeaks App dall’App Store

Apple ha deciso di rimuovere dall’App Store un’Applicazione non ufficiale di WikiLeaks che permetteva di navigare i contenuti del Sito e di seguire l’Account Twitter @wikileaks su iPhone, iPod Touch e iPad. Il software era proposto sullo Store dallo sviluppatore Igor Barinov al prezzo di 1.99 euro ed era stato messo online a partire dal 17 Dicembre. Lo sviluppatore aveva deciso che tutti gli introiti derivanti dalla vendita dell’Applicazione sarebbero andati a WikiLeaks.

L’azienda di Cupertino ha dunque deciso di accodarsi a coloro che già nelle scorse settimane avevano “tagliato i ponti” con il Sito fondato da Julian Assange, tra cui Visa, Mastercard, PayPal, Amazon e Bank of America. E proprio quest’ultima, potrebbe essere il prossimo obiettivo di WikiLeaks.

Contattato dal Blog Techcrunch, Barinov ha inviato uno screenshot della comunicazione di Apple che evidenzia lo status di WikiLeaks App come “Removed from sale”. Al momento, non è giunto nessun commento ufficiale in merito alla vicenda da parte di Apple.

Julian Assange in Libertà su Cauzione, Bradley Manning da Cinque Mesi al Carcere Duro

l’Alta Corte di giustizia di Londra ha respinto l’appello dei legali di Julian Assange e ha concesso oggi la libertà su cauzione al giornalista australiano. Il fondatore di WikiLeaks era in carcere dal 7 dicembre scorso, quando si era consegnato alla Polizia britannica.

La somma necessaria per la cauzione, pari a circa 300 mila euro è stata raccolta attraverso donazioni spontanee arrivate anche da personaggi noti come i  registi Michael Moore, John Pilger e Ken Loach.

La prossima udienza è prevista per l’11 Gennaio, quando la Corte deciderà sull’estradizione in Svezia, dove Assange è accusato di stupro. Il fondatore di WikiLeaks si trasferirà adesso nella residenza di Smith Vaughan, l’ex inviato di guerra fondatore del Frontline Club che ha messo a disposizione la sua casa. Julian Assange dovrà indossare un braccialetto elettronico per segnalare la sua posizione alle autorità e avrà obbligo di firma giornaliera.

L’estradizione in Svezia, potrebbe far correre il rischio ad Assange di essere poi in seguito richiesto dalle autorità statunitensi, che stanno cercando di incriminarlo per cospirazione. Il loro obiettivo è quello di dimostrare che Assange non abbia unicamente ricevuto in modo passivo i documenti dalla gola profonda Bradley Manning attraverso il sistema di upload anonimo di WikiLeaks, ma ne sia stato complice.

Ma in tutto ciò, che fine ha fatto Bradley Manning? L’analista dell’esercito statunitense, secondo le informazioni diffuse da Salon, sarebbe da cinque mesi al carcere duro, senza nemmeno aver avuto un’incriminazione ufficiale. Manning ha scontato i primi due mesi in un carcere militare in Kuwait e poi è stato trasferito in USA nel carcere militare di Quantico in Virginia come “Maximum Custody Detainee”, la più elevata e repressiva formula di detenzione dell’esercito USA, che Salon definisce “disumana”.

Manning sarebbe detenuto nel più rigoroso isolamento 23 ore al giorno, tagliato completamente al di fuori dal mondo e molto probabilmente sottoposto a ulteriori torture psicologiche.

Operazione Payback: Facebook e Twitter in bilico tra Neutralità e Schieramento

Dopo che Mastercard, Visa e PayPal hanno bloccato la possibilità di effettuare sui loro circuiti donazioni monetarie a favore di WikiLeaks, sono state oggetto di attacchi informatici da parte di sostenitori del Sito fondato da Julian Assange.

Gli Hacker hanno messo in atto un’azione “corale” che è stata nel suo complesso denominata “Payback“. Questo nome è stato attribuito agli attacchi da Anonymous, il gruppo di Hacker che li ha organizzati e rivendicati. Si è trattato perlopiù di attacchi DDoS che hanno temporaneamente messo offline i siti delle società oggetto di ritorsione e reso inutilizzabili parte dei loro servizi.

Per comunicare informazioni riguardanti le loro operazioni, gli Hacker si sono avvalsi di differenti servizi online, tra cui anche Social Network come Facebook e Twitter.

In passato, nel caso delle proteste in Iran e in altre occasioni nelle quali le comunicazioni dei navigatori erano rese difficili da poteri sovrastanti che limitavano la libertà di espressione, Internet si era rivelata fondamentale per veicolare al di fuori dei contesti specifici i racconti e le idee di chi li stava vivendo in prima persona. Sia Facebook che Twitter in quelle occasioni avevano svolto un ruolo importante ed erano stati per questo considerati strumenti di libertà e neutralità.

Nel caso dell’Operazione PayBack, sia Facebook che Twitter non si sono limitate a veicolare le comunicazioni, ma hanno preso una posizione.

Facebook ha bloccato le Pagine del gruppo Anonymous sulla base di una violazione dei suoi temini di utilizzo. Un portavoce di Facebook ha dichiarato che questo tipo di provvedimenti vengono messi in atto per contrastare “Azioni e contenuti che promuovono attività illegali che sono state rilevate da Facebook stessa oppure segnalate dai navigatori”.

Twitter ha invece sospeso l’account del gruppo. Secondo quanto è trapelato, la sospensione dell’account Twitter è derivata dalla presenza in un Tweet di un link che portava a un file in cui erano contenuti dei dati di carte di credito. Twitter non ha voluto discutere sui dettagli della sospensione dell’account: “Non commentiamo sulla specifica azione che abbiamo messo in atto” ha detto un portavoce del Social Network.

Non è chiaro se queste azioni di Facebook e Twitter nei confronti di Anonymous siano derivate da pressioni del Governo USA, così come era accaduto in modo invece molto chiaro nel caso di Amazon, avvenuto la scorsa settimana.

Ipotizzando delle effettive pressioni ricevute da Facebook e Twitter o una presa di posizione da parte della loro dirigenza, i due Social Network avrebbero perso per la prima volta e in modo netto la loro “innocenza” sul terreno della libertà di espressione, remando a favore di un potere di natura politica o di un atteggiamento di parte.

Il fatto sarebbe ancor più grave poiché messo in atto per appoggiare il potere degli Stati in cui hanno sede le due società, facendo emergere in modo evidente una loro natura geopolitica che nulla ha a che vedere con i principi di libertà che stanno alla base di Internet, il quale nel momento in cui ha lasciato l’ambito militare è diventato uno strumento di comunicazione civile e dunque, neutrale.

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