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Google in Cerca di Nuovi Business in Cina

Google Inc. e la Cina sono da tempo protagoniste di uno scontro digitale caratterizzato da reciproche accuse, ma ciò non significa che la società di Mountain View abbia intenzione di farsi sfuggire un mercato dove si stima ci siano più di 450 milioni di Utenti Internet e dove la crescita del mercato online è stata nel 2010 del 46%. Non stupiscono dunque le dichiarazioni di Elliott Ng, director and head of product management di Google per la Cina, il quale ha detto che la società statunitense sta cercando “acquisizioni che possano supportare le attività cinesi di Google, in particolare nei settori delle applicazioni mobili e di commercio elettronico”.

Attualmente, le attività di Google in Cina si concentrano principalmente sulla vendita di pubblicità online alle aziende cinesi che esportano prodotti all’estero e sulla proposta di nuovi formati di display advertising. Tutte le strade che Mountain View può intraprendere per aumentare il suo business cinese senza entrare in conflitto diretto con le autorità del Paese asiatico, sono tutt’altro che escluse.

Gli esperti ritengono che se Google utilizzerà alleanze e acquisizioni per crearsi nuove opportunità nel mercato cinese, tali joint venture potrebbero poi rivelarsi utili anche in altri mercati: “Ha certamente senso che Google Inc. guardi con interesse alla Cina, non solo per le opportunità del mercato asiatico, ma anche per scoprire nuove tecnologie che potranno esserle utili altrove”. ha dichiarato Michael Clendenin, fondatore della società di ricerca RedTech Advisors.

Google Accusa la Cina: Interferenze al Servizio Gmail per colpire i Dissidenti

Ritorna a salire la tensione tra Google e la Cina. La società di Mountain View ha infatti accusato il governo cinese di interferire con Gmail, provocando intenzionalmente problematiche agli Utenti del Paese asiatico che utilizzano il servizio di posta elettronica di Google . In particolare, le problematiche riguarderebbero difficoltà a inviare messaggi e a indicarli come “non letti”. Riscontrate anche difficoltà non meglio precisate nell’utilizzo di altri servizi.

Le sospette interferenze di Pechino in Gmail, coincidono con le iniziative lanciate da dissidenti attraverso siti web operativi al di fuori dei confini della Cina e che si richiamano alla cosiddetta “rivoluzione cinese dei gelsomini,” un movimento  ispirato alle rivoluzioni in atto in Medio Oriente. I dissidenti hanno già organizzato assembramenti di persone in luoghi prescelti di diverse città della Cina.

“Abbiamo analizzato attentamente la situazione e dal nostro lato non risulta alcun tipo di problema tecnico in Gmail” ha dichiarato un portavoce di Mountain View.

Google aveva già parlato una decina di giorni fa di attacchi informatici “apparentemente a sfondo politico” diretti contro i suoi Utenti, facendo riferimento a una vulnerabilità di Internet Explorer che sarebbe stata sfruttata dagli hacker per compiere le loro azioni.

Quello tra Google e la Cina è uno scontro digitale che continua ormai da tempo. In seguito a degli attacchi informatici avvenuti nel Gennaio 2010 proprio al servizio Gmail, la società di Mountain View aveva minacciato di abbandonare il mercato cinese e aveva poi deciso un paio di mesi dopo di effettuare un redirect dei risultati del Motore di Ricerca sulla versione coreana del medesimo.

La Cina Cattura per 15 Minuti il Traffico Internet USA

Quindici minuti durante i quali il 15% del traffico Internet statunitense sarebbe stato dirottato verso la Cina, che lo avrebbe decriptato e immagazzinato, mettendo a rischio sicurezza e privacy degli USA. E’ quanto sarebbe accaduto alcuni mesi fa, per la precisione l’8 Aprile scorso, secondo quanto ha pubblicato la rivista americana specializzata National Defense Magazine.

Se così fosse, dati estremamente sensibili quali le comunicazioni in entrata e in uscita sui siti delle forze armate e delle autorità governative degli Stati Uniti potrebbero essere finite nelle mani della Cina. Un danno incalcolabile per la sicurezza nazionale statunitense di cui non sono prevedibili le conseguenze.

Il ritardo con il quale la notizia del dirottamento IP è uscita dall’ambito degli esperti della cybersicurezza per arrivare ai media internazionali, getta un’ulteriore ombra sul’accaduto. La cyberguerra tra USA e Cina non è certo una novità ed è testimoniata da numerosi episodi, ma se fosse confermata un’operazione di IP hijacking di tale entità da parte della Cina, si tratterebbe di un’azione che alza decisamente il livello dello scontro.

Dmitri Alperovitch, vice presidente della società di sicurezza McAfee, ritiene l’accaduto molto probabile e lo ha definito “Uno dei più grandi attacchi di hijacking, o forse il più grande in assoluto”.

La Cina Rinnova con un Compromesso la Licenza ICP di Google

Il Ministro dell’informazione cinese ha accettato la nuova proposta di Google per operare nel Paese asiatico.

La licenza di Internet Content Provider (ICP), che la società di Mountain View aveva ricevuto dalle autorità per poter operare in Cina era scaduta il 30 Giugno e non sarebbe stata di certo rinnovata, se fosse continuato il redirect dei risultati su Google.hk, messo in atto a partire dal Marzo scorso.

La nuova strategia di Google, proposta dalla società statunitense poco prima della scadenza della licenza, si basa su una Home Page di Google.cn creata specificamente per il Paese, i cui risultati di ricerca si limitano a musica, prodotti e servizi di traduzione, ma escludono le pagine Web.

Sulla Home Page è però anche presente un link verso Google.hk, che gli Utenti cinesi possono utilizzare per approdare sulla versione di Hong Kong del Motore, priva di censure.

I risultati censurati in Cina, nella versione di Hong Kong di Googlevengono comunque evidenziati in rosso.

Si tratta di un compromesso che assolve Google da complicità con la censura messa in atto dalle autorità cinesi e allo stesso tempo sembrerebbe però gravare l’intera responsabilità di aggiramento della censura sui navigatori, che scelgono autonomamente se cliccare sul link della versione di Hong Kong del Motore.

In sostanza però nulla cambia rispetto alla soluzione precedente in termini di accesso alle informazioni: invece di un redirect, è presente un link che porta all’esterno e il box di ricerca è “posticcio”: un’immagine con un link.

Le autorità cinesi, accettando la soluzione proposta da Google, sembrerebbero dunque aver messo da parte l’ideologia, per dare un segnale positivo alla comunità economica internazionale. Se non avessero rinnovato la licenza, Google avrebbe infatti dovuto interrompere del tutto le sue attività in Cina.

Apple aumenta la sua Presenza in Cina

Anche se Apple ha attualmente pochissimi rivenditori in Cina e un unico Apple Store a Beijing, i suoi prodotti sono molto apprezzati dai cinesi.

La società di Cupertino ha meno del 5% del mercato nei segmenti in cui opera, ma moltissimi dei suoi dispositivi e Mac sono comunque venduti da rivenditori non ufficiali.

La commercializzazione dell’iPhone è partita nel Paese asiatico solo alla fine dell’anno scorso. Si stima però che siano in circolazione almeno un milione di smartphone della mela introdotti nel Paese dai turisti e dai contrabbandieri, oltre a quelli venduti da Unicom, con cui Apple ha un accordo in esclusiva..

Apple ha deciso adesso di aggredire definitivamente il mercato e aprire 25 nuovi punti di rivendita ufficiali in Cina nell’arco dei prossimi due anni, il primo dei quali, uno dei più grandi in Asia per la mela, verrà inaugurato questo fine settimana a Shanghai.

“Consideriamo questa inaugurazione come una piattaforma di lancio” ha dichiarato Ron Johnson, senior vice president of retail operations della Apple.

Apple non ha intenzione di farsi sfuggire il più grande mercato di telefonia mobile del mondo.

La scommessa di conquistare un mercato allo stesso tempo immenso e difficile è condivisa da molti altri marchi internazionali tra cui Best Buy, Nike, Zara, Starbucks, che stanno aprendo anch’essi nuovi punti vendita in Cina.

In Vista della Scadenza della Licenza, Google cambia Strategia in Cina

Google, che aveva deciso lo scorso Marzo di effettuare il redirect della versione cinese del suo Motore di Ricerca Google.cn verso la versione di Hong Kong, annuncia adesso di voler cambiare strategia.

La motivazione di questo cambio di rotta risiede nel fatto che domani scade la licenza di Internet Content Provider (ICP) che la società di Mountain View ha ottenuto per poter operare in Cina.

Se Google continuasse a reindirizzare gli Utenti su Google.hk la licenza non verrebbe rinnovata.

La nuova strategia di Google si basa su una landing page specifica per il Paese, di cui però non sono stati per ora resi noti i dettagli, ma che David Drummond, chief legal officer di Google, dichiara essere stata già proposta come alternativa alle autorità cinesi per il rinnovo della licenza ICP.

Il “ritiro” di Google dalla Cina era avvenuto in seguito agli attacchi informatici che la società statunitense aveva subito da hacker cinesi all’inizio del 2010, ma lo scontro tra la società di Mountain View e il Governo Cinese ha comunque radici più lontane.

Hackerati differenti Account Cinesi di Yahoo! Mail

Differenti Account di Yahoo! Mail appartenenti a giornalisti e altri Utenti in Cina e Taiwan sarebbero stati hackerati, secondo quanto segnalato dagli stessi Utenti.

Tra loro ci sarebbero corrispondenti di testate giornalistiche, freelance, analisti e attivisti.

L’attacco sarebbe dunque stato messo in atto per colpire persone che trattano e scrivono in merito ad argomenti legati alla politica e alla società cinese.

Kathleen McLaughlin, una freelance statunitense che opera a Beijing e che siede nel board del Foreign Correspondents’ Club of China, ha dichiarato che almeno 10 giornalisti del gruppo hanno confermato che i loro account sono stati violati.

Yahoo! ha acquistato nel 2005 il 40% dell’azienda di commercio elettronico cinese Alibaba per 1 miliardo di dollari, e alla società è stato delegato il controllo delle operazioni del Motore di Ricerca in Cina.

Nel 2004, Yahoo! è stata però accusata di cooperare direttamente con le autorità di Pechino: avrebbe fornito dei dati utilizzati dal Governo per perseguire differenti attivisti, tra cui il giornalista Shi Tao, condannato poi a 10 anni di carcere.

Al contrario di Google e Microsoft, la società di Sunnyvale mantiene i suoi server nel Paese, fatto che ha portato in passato molti Utenti a chiudere i loro account di Yahoo! Mail.

Yahoo! Non ha dettagliato la natura degli attacchi e un portavoce della società si è limitato a commentare che “Yahoo! condanna ogni tipo di cyber attacco, qualsiasi ne sia l’origine e lo scopo”.

La Cina Amplia il Blocco ai Risultati di Google

Gli Utenti che si collegano a Internet dalle maggiori città cinesi segnalano che i click sui risultati di ricerca di Google restituiscono una pagina di errore.

L’accesso al Motore è ancora possibile dunque, ma il blocco è invece sui link nella SERP.

Google non ha per ora comunicato i dettagli della causa del problema segnalato dagli utenti cinesi, ma ha dichiarato che sta investigando. Gmail sembrerebbe invece funzionare regolarmente, anche secondo quanto riportato dalla dashboard messa a disposizione da Google stessa.

Mountain View ha comunicato che è stata parzialmente bloccata anche la ricerca mobile.

Sembrerebbe quindi che la Cina sia passata al contrattacco  nei confronti di Google, dopo che quest’ultimo aveva comunicato la scorsa settimana il redirect dei risultati di Google.cn sulla versione di Hong Kong del Motore. In prima battuta le autorità cinesi avevano già bloccato le chiavi di ricerca legate ad argomenti politici, ma adesso sembrerebbe che il filtro sul Motore di Mountain View stia subendo un’escalation.

UPDATE: Google comunica ufficialmente che il blocco è dovuto alle autorità cinesi

Network Solutions e GoDaddy Interrompono la Registrazione di Domini .cn

Le due maggiori aziende di registrazione domini Internet con base negli USA Network Solutions e GoDaddy hanno deciso di interrompere le registrazioni di domini .cn, seguendo la scia di Google, il quale alcuni giorni fa ha messo in atto un redirect del suo Motore di Ricerca verso la versione di Hong Kong del medesimo allo scopo di aggirare la censura delle autorità del Paese asiatico .

Nel caso di Network Solutions e GoDaddy invece, la decisione giunge in seguito al rifiuto da parte delle due società statunitensi alle richieste dalle autorità cinesi che a partire dal Dicembre 2009, per la registrazione di nomi a dominio, prevedono che i richiedenti debbano fornire una serie di informazioni personali ulteriori rispetto agli altri Paesi, inclusa una fotografia.

“Queste nuove regole costituiscono per la Cina un metodo per aumentare il controllo e la sorveglianza sui contenuti dei Siti Web” ha dichiarato un portavoce di BigDaddy “e possono mettere a rischio i nostri clienti”.

Hackerato il Sito Corporate di Google?

Sebbene non vi sia ancora una risposta dettagliata da parte di Google, sembrerebbe che alcune parti del Sito Corporate di Google siano state hackerate.

A scoprirlo è stato il Guardian, il quale ha segnalato che raggiungendo la pagina

http://www.google.com/corporate/execs.html

La lista degli executive di Google compariva in lingua cinese (In questo momento, cliccando sulla pagina si riceve una versione in Danese!)

e anche il Sito collegato

http://www.google.com/corporate/

che solitamente riporta le informazioni economiche del gruppo era in cinese.

Il problema è stato confermato da un portavoce di Mountain View, il quale ha dichiarato che Google sta “investigando” sull’accaduto.

UPDATE: Google comunica che non si è trattato di un defacement, ma di un bug che non ha a che vedere con hacker esterni.

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