Tag Archives: Cina

Identificato l’Autore del Codice utilizzato per gli Attacchi a Google?

Dei ricercatori che stanno investigando per conto del Governo USA sugli attacchi informatici contro Google e altre società e organizzazioni americane avvenuti circa un mese fa, ritengono di aver identificato l’autore del codice utilizzato per l’azione di hacking.

La notizia arriva a poca distanza da quella diffusa da altri investigatori americani, che ritenevano di aver identificato invece il collegamento tra gli attacchi e due Università cinesi, una delle quali molto vicina agli ambienti militari del paese asiatico.

Stando a quanto affermato dai ricercatori, l’autore del codice sarebbe un freelance trentenne di cui non è stato diffuso il nome, il quale avrebbe realizzato il codice e poi lo avrebbe pubblicato su un forum a disposizione delle autorità cinesi.

L’hacker, com’era già noto, ha sfruttato un buco di sicurezza di Internet Explorer per infettare i computer e inserire lo spyware.

Il Cyber Attacco a Google Sarebbe partito da Due Scuole Cinesi

L’attacco informatico messo in atto circa un mese fa nei confronti di Google e di altre aziende e organizzazioni statunitensi sarebbe partito da due Istituti scolastici cinesi, uno dei quali molto vicino agli apparati militari del Paese asiatico.

Le due Scuole sarebbero la Shanghai Jiaotong University e la Lanxiang Vocational School, la prima ai vertici dei programmi d’informatica in Cina e la seconda che ha un rapporto privilegiato con gli apparati militari cinesi nella preparazione di tecnici informatici da inserire nell’esercito.

Gli investigatori della National Security Agency degli Stati Uniti hanno anche aggiunto che gli attacchi, mirati a carpire segreti industriali e dati sensibili di attivisti cinesi antigovernativi, potrebbero aver avuto inizio nell’Aprile 2009, mesi prima dunque che Google li rendesse noti e minacciasse di lasciare la Cina.

Se le investigazioni fossero confermate, non ci sarebbero più dubbi sul fatto che la loro origine sia stata cinese e che gli hacker fossero legati in qualche modo al Governo cinese.

Google Rimanda La Cerimonia di Presentazione di Nuovi Telefoni Android in Cina

Google ha deciso di rimandare la cerimonia di presentazione di nuovi telefoni Android in Cina.

“L’evento è rimandato” ha dichiarato Marsha Wang, portavoce di Google, la quale ha aggiunto che la cerimonia di presentazione prevista per domani è stata cancellata e rimandata a data da destinarsi.

La Cina è il più grande mercato di telefonia mobile al mondo e l’annuncio di Google, nonostante Wang non abbia precisato le motivazioni dell’annullamento della cerimonia, va senz’altro inquadrato nell’ambito dello scontro tra Mountain View e le autorità cinesi in seguito ai recenti attacchi informatici.

Dei Basisti per Gli Attacchi a Google?

Dopo l’annuncio di Google di qualche giorno fa relativo a degli attacchi informatici di probabile provenienza cinese, si sono susseguite differenti investigazioni per determinarne la metodologia.

Ciò che è emerso è che gli hacker avrebbero utilizzato una falla di Internet Explorer e un trojano chiamato Hydraq.

Gli attacchi sono stati piuttosto sofisticati e compiuti da esperti, che sapevano esattamente dove colpire. Per questo adesso Reuters riporta che gli hacker potrebbero aver avuto dei basisti interni a Google stessa.

Sarebbe dunque possibile che uno o più impiegati di Google in Cina abbiano fatto il doppio gioco. Tanto che delle fonti giornalistiche locali riportano che alcuni impiegati sarebbero stati inibiti all’accesso della Rete interna di Google dopo gli attacchi, e altri ancora trasferiti in altri uffici.

Google ha dichiarato che sta ancora investigando, ma se l’ipotesi di basisti interni fosse vera, questo spiegherebbe ancor meglio la durissima reazione di Mountain View.

Un pò di Chiarezza sulla Presenza di Google in Cina

Dopo l’annuncio degli attacchi informatici subiti da Google e da altre società statunitensi, si sono rincorse voci e notizie relativamente alle operazioni di Mountain View nel mercato cinese.

Google è presente nel Paese asiatico con una versione geolocalizzata del Motore e con degli uffici, a partire dal 2006.

In un interessante post, il Blog del Wall Street Journal focalizzato sui temi del mercato cinese China Realtime Report, cerca di fare un pò di chiarezza sulla situazione.

Il Blog del WSJ riporta che se è vero che gli interessi di Google in Cina sono assolutamente secondari rispetto agli introiti globali, è altrettanto vero che la società statunitense sta andando tutt’altro che male: avrebbe infatti raggiunto il 36% del mercato della ricerca online cinese, mentre nel 2006 era al 13%.

Google non ha riferito se sia in attivo o in passivo sul mercato cinese, ma nulla fa pensare che non dovrebbe esserlo. Il suo rivale Baidu, che è leader di mercato con quasi il 60%, ha dichiarato profitti per 153 milioni di dollari nel 2008 e ha più di 6.000 dipendenti, mentre Google ne ha solo 1.000 e può contare sull’infrastruttura tecnologica del suo quartier generale in USA.

Per quanto riguarda il fatto che Google abbia dei server mail in Cina e che su questi siano avvenuti gli attacchi, CRR scrive che sarebbe una notizia non vera: Mountain View ha smentito fermamente di avere qualsiasi tipo di server mail in Cina, proprio per motivi di sicurezza.

Non sarebbe vero poi che Google ha già cominciato a rimuovere i filtri da Google.cn: effettuando ricerche come “Tiananmen 1989″, si ottengono risultati diversi se si utilizzano le due versioni del motore, .com e .cn.

Google ha detto di aver identificato degli account Gmail di dissidenti cinesi come obiettivo degli attacchi, ma l’attacco alla sua infrastruttura ha comunque avuto una più ampia portata e se nel caso degli account di posta elettronica sono stati utilizzati metodi come il phishing o il malware, più in generale sono stati utilizzati metodi molto più sofisticati, ancora in gran parte da accertare con esattezza.

Un’altra delle voci circolate negli scorsi giorni sosteneva che Google avrebbe già interrotto le sue operazioni in Cina. Secondo CRR invece, le operazioni della società di Mountain View in Cina sarebbero regolari e tutti i suoi impiegati sarebbero al lavoro.

Lo Scontro Digitale tra Cina e USA

La recente presa di posizione di Google nei confronti delle Autorità cinesi è solo la punta dell’iceberg di un vero e proprio conflitto sul fronte digitale tra gli USA e il Paese Asiatico in atto da tempo.

Ecco di seguito, dall’archivio di 0.2, una serie di avvenimenti significativi:

20 Dicembre 2008

La Cina blocca e non blocca l’accesso al New York Times

10 Febbraio 2009

Nuovamente rimandato il lancio dell’iPhone in Cina

24 Marzo 2009

YouTube nuovamente oscurato in Cina

8 Aprile 2009

USA: La Cyberspia corre sul filo

15 Maggio 2009

L’inizio della Cyber Guerra tra USA e Cina è imminente

2 Giugno 2009

La Cina blocca Twitter, Bing, Hotmail e altri servizi

22 Giugno 2009


Google rimuoverà tutti i siti pornografici dalla Versione cinese del Motore

13 Gennaio 2010

Google dichiara Guerra alla Cina

Google Dichiara Guerra alla Cina

Google, con un post sul suo Blog ufficiale intitolato “A new approach to China” comunica di aver scelto la linea più dura possibile nei confronti degli attacchi di hacker cinesi alle sue infrastrutture e della censura delle autorità del Paese asiatico: la possibile chiusura di Google.cn e dei suoi uffici in Cina.

Mountain View spiega le ragioni di questa drastica scelta: “A metà dicembre abbiamo subito un duro attacco da parte di hacker cinesi, rivolto non solo a noi, ma anche ad altre aziende che stiamo provvedendo a informare. Stiamo inoltre collaborando con le autorità statunitensi” scrive Google.

“Abbiamo le prove che l’obiettivo principale di questi attacchi siano stati gli account Gmail di attivisti cinesi” aggiunge Google “ma sappiamo anche che questo obiettivo non è stato completamente raggiunto. Ci risulta che solo due account siano stati violati”.

Secondo la Società Internet, dozzine di account Gmail in USA ed Europa appartenenti ad attivisti e difensori dei diritti umani in Cina sarebbero stati oggetto dell’attacco. In molti casi, per effettuare gli attacchi, gli hacker avrebbero utilizzato il sistema del phishing o malware.

“Abbiamo utilizzato le informazioni ricavate da questi attacchi per migliorare la sicurezza della nostra infrastruttura e abbiamo informato gli utenti colpiti consigliando loro sistemi di difesa”

Google conclude quindi con una sorta di ultimatum: “Abbiamo deciso che non abbiamo intenzione di continuare a censurare i nostri risultati su Google.cn e quindi nelle prossime settimane discuteremo con le autorità cinesi le basi per una possibile cooperazione senza censure. Se ciò non sarà possibile, chiuderemo Google.cn e i nostri uffici in Cina. Sappiamo che è una scelta che potrebbe portare conseguenze nel lungo periodo e ci teniamo a precisare che è una scelta compiuta autonomamente dai nostri dirigenti statunitensi e in cui i nostri impiegati non hanno avuto alcun ruolo”

Certamente le ragioni di Google sono sacrosante, ma una linea così dura ed improvvisa era il metodo migliore per affrontare la situazione? Non era meglio forse informare, prima di arrivare a questi toni da sfida all’OK Corral?

Google è una società aperta e che perora la causa del “not be evil”: la coerenza totale con questo motto sarebbe stato un confronto preventivo con gli Utenti e anche con gli impiegati, che vengono messi potenzialmente a rischio per questo innalzamento dello scontro informatico tra Google e Cina, le cui conseguenze non sono prevedibili.

Senza contare che la decisione di Google potrebbe avere delle influenze sui rapporti non solo digitali tra Cina e USA.

Chiaramente Google è una società privata i cui dirigenti possono compiere le scelte in completa autonomia, ma in questo caso, data l’importanza del passo compiuto sarebbe stata più opportuna una prima fase che permettesse di creare un movimento digitale capitanato da Google e che saldasse tra loro tutte quelle forze e organizzazioni civili che già hanno manifestato il loro dissenso nei confronti dell’accordo tra Google e Cina messo in piedi a partire dal 2006.

Un movimento in grado di aumentare l’attenzione sul tema e tentare vie maggiormente diplomatiche per raggiungere l’obiettivo, piuttosto che informare a “guerra già dichiarata” e attraverso un post, la ricerca di un nuovo accordo che pare defunto sul nascere e che ha più i toni di un ultimatum alle autorità cinesi.

Sarebbe stato molto meglio insomma, portare le autorità cinesi alla discussione, piuttosto che allo scontro frontale. Perlomeno tentare, una via del genere.

D’altronde, nel 2006 Google ha accettato di censurare i risultati del suo Motore di Ricerca accontentando le autorità cinesi e questo pentimento appare a questo punto più un tentativo di salvare la propria immagine che una vera e propria  battaglia per la libertà della Rete.

Dal punto di vista commerciale, la scelta di Mountain View mette a rischio la sua penetrazione in un mercato di grandi dimensioni, ma parliamo del futuro e questa mossa potrebbe essere un’esca per gettare all’aria un tavolo e crearne un altro. A oggi gli interessi di Google in Cina sono assolutamente secondari e la ipotetica chiusura di Google.cn non avrebbe alcun impatto significativo su Google Inc.

UPDATE: arriva una comunicazione ufficiale da parte del Dipartimento di Stato USA: “Siamo stati informati da Google sulla questione e attendiamo spiegazioni da parte del Governo cinese. La possibilità di operare liberamente nel cyberspazio è fondamentale in una società e in un’economia moderna. Posteremo ulteriori comunicazioni quando la situazione sarà più chiara”.

UPDATE 2: Google spiega ai suoi clienti business l’attacco informatico subito:  ”Si è trattato di un attacco alle infrastrutture tecnologiche delle maggiori società in differenti settori come quello finanziario, quello tecnologico, dei media e chimico. Il sistema utilizzato è stato quello di utilizzare software pericoloso per infettare i Computer”.

UPDATE 3: l’Electronic Frontier Foundation plaude l’iniziativa di Google: “La nostra speranza è che le altre società tecnologiche seguiranno l’esempio di Google. Troppe tra loro sono scese a compromessi con le autorità cinesi”

UPDATE 4: Prima breve comunicazione ufficiale da parte delle autorità cinesi: “Stiamo assumendo maggiori informazioni in merito alla comunicazione di Google e sulle sue intenzioni di lasciare la Cina”.

UPDATE 5: Adobe è la prima società USA oltre a Google a denunciare ufficialmente gli attacchi subiti.

UPDATE 6: la Cina risponde al Dipartimento di Stato USA tramite un portavoce del Ministero degli Esteri cinese: “Il Governo cinese amministra Internet secondo la legge e abbiamo stipulato chiari accordi in merito a quali contenuti possono essere diffusi in Rete. Siamo un Paese che combatte gli hacker e ci opponiamo fermamente agli attacchi informatici”.

UPDATE 7: Il punto della situazione sulle indagini messe in atto dalle maggiori società di sicurezza statunitensi identificano falle nel formato PDF e in Internet Explorer come metodi principali utilizzati per gli attacchi.

Quanti iPhone verranno venduti in Cina da Apple?

Adesso che l’altalenante vicenda della commercializzazione dell’iPhone in Cina, dopo l’accordo tra Apple e China Unicom è arrivata a un punto, gli analisti si domandano quanti dispositivi Cupertino riuscirà a vendere in un mercato immenso, in cui ci sono circa 700 milioni di Utenti di telefonia cellulare.

Le stime dei principali esperti del settore si attestano in un range piuttosto ampio e c’è chi come iPhon Asia arriva a ipotizzare ben 14 milioni di telefoni nel primo anno di commercializzazione.

  • UBS analyst: 1 milione nell’anno fiscale 2010
  • Sanford Bernstein: 2.9 milioni entro la fine del 2011
  • Standard & Poor: 4 milioni nel 2010
  • Susquehana Financial: dai ai 5 milioni
  • Broadpoint AmTech: da 5 milioni a 7 milioni nel 2010
  • iPhon Asia: 14 milioni nel primo anno di vendita

Via | BrainStormTech

Ricoverato in una clinica cinese per la sua dipendenza dai Giochi Online: muore poco dopo

I suoi genitori speravano che il loro figlio sedicenne, ricoverato in una clinica specializzata che avrebbe dovuto curarlo dalla sua dipendenza dai giochi online, sarebbe tornato a casa nel giro di un mese.

Ma dopo solo 10 ore dal ricovero, una telefonata ha annunciato che loro figlio era morto.

E’ accaduto in Cina, dove dopo il caso del giovane ingegnere suicida che aveva smarrito il prototipo di un iPhone, si torna adesso putroppo a dover a parlare di morti assurde che hanno in qualche modo a che fare con la tecnologia e con Internet.

Dang Senshan, questo il nome del ragazzo, come molti altri suoi coetanei cinesi è uno dei tanti che vengono ricoverati in cliniche specializzate per essere curati dalla loro ossessione per i giochi online.

I suoi genitori lo avevano iscritto al Guangxi Qihuang Survival Training Camp nel sud della Cina, pagando 7,000 yuan (circa 700 Euro) per un mese di trattamento.

Secondo quanto è trapelato, il giovane sarebbe stato messo in isolamento subito dopo il suo arrivo in clinica e picchiato dal suo trainer perchè correva troppo piano durante gli esercizi di corsa obbligatori.

Una morte assolutamente incredibile, che richiederebbe un controllo su queste cosiddette “cliniche specializzate” che evidentemente assomigliano a vere e proprie prigioni.

Via | TimesOnline

Cina e Russia nell’ICANN

Un acronimo interessante GAC, che sta a significare contemporaneamente Governmental Advisory Committee, il Comitato che sta alla base di ICANN, l’organismo internazionale che regola i domini Internet e il  funzionamento della Rete, nonchè Guangzhou Automotive Company, la Società automobilistica cinese con la quale FIAT ha firmato oggi un accordo per la costituzione di una joint venture.

Per quanto riguarda il GAC internettiano, che incarna i governi che aderiscono all’ICANN, l’apertura significa che la Cina è accolta nell’ICANN nonostante le ripetute dimostrazioni di poca tolleranza del suo Governo verso la libertà della Rete.

Anche per quanto riguarda la Russia, è noto come in quel Paese vi sia inibizione e controllo dei poteri forti sui media, compreso Internet.

Difficile allo stato, con tutta la buona volontà, auspicare che l’ingresso della Cina e della Russia nell’ICANN vada oltre i meri interessi burocratici ed economici e che possa essere correlato a un cambio di rotta nel nome della libertà di espressione e comunicazione.

Related Posts with Thumbnails