Archive for 'WikiLeaks'

Londra: Julian Assange a un Passo dall’Estradizione in Svezia

Julian Assange è sempre più vicino all’estradizione in Svezia, dove pende sul suo capo un’accusa di stupro, molestie sessuali e coercizione nei confronti di due donne che hanno sporto denuncia nei suoi confronti. Oggi infatti, l’alta corte londinese ha respinto l’appello presentato dai legali del fondatore di WikiLeaks. Adesso i difensori di Assange hanno due settimane di tempo per presentare e far accettare un appello finale alla corte suprema. Se anche quest’ultima azione legale non dovesse andare a buon fine, l’estradizione a quel punto sarebbe inevitabile.

“Se volete sapere la verità sul caso che mi vede coinvolto in Svezia, per favore andate sul sito Sweden Vs Assange” ha dichiarato Assange all’uscita dall’aula.

“Ce lo aspettavamo” ha ammesso Claes Borgstrom, uno dei legali del fondatore di WikiLeaks “Ma siamo molto critici sul fatto che l’alta corte ci abbia messo tutto questo tempo a decidere. La decisione era attesa da mesi”.

Il timore maggiore di Assange è quello che le autorità svedesi lo consegnino poi a quelle statunitensi. Negli USA infatti il giornalista potrebbe essere accusato di spionaggio ed essere condannato a una pena durissima.

Bradley Manning, l’analista dell’esercito USA accusato di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online dal Sito è recluso ormai da quasi un anno in un carcere militare in Virginia senza aver ancora avuto nemmeno un’incriminazione ufficiale, ma tra i suoi differenti capi d’imputazione figura anche l’accusa di “collusione con il nemico”, che contempla tra le punizioni possibili addirittura la pena di morte.

WikiLeaks autosospende le Attività: mancanza di Fondi

WikiLeaks ha sospeso volontariamente  le sue attività per un periodo di tempo indeterminato, allo scopo di evidenziare come l’embargo messo in atto dalle principali banche e società di transazione di moneta elettronica nei confronti del Wiki, stia mettendo seriamente a rischio la sua esistenza. Società come Visa, Mastercard, PayPal, Bank of America e Western Union hanno iniziato a bloccare la possibilità di effettuare donazioni a WikiLeaks attraverso i loro circuiti già a partire dal dicembre 2010, appena 10 giorni dopo la pubblicazione dei primi cablogrammi diplomatici statunitensi. Le società hanno messo in atto il blocco contestando a WikiLeaks violazioni dei termini di utilizzo dei loro servizi. Dal canto suo il Wiki sostiene invece che le motivazioni del blocco siano politiche.

Il co-fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha dichiarato che l’”embargo economico” ha provocato un calo delle donazioni pari al 95% e che attualmente il sito ha risorse finanziarie che gli permettono a malapena di coprire i costi fino alla fine dell’anno. WikiLeaks ha presentato una denuncia alla European Competition Authority contestando il comportamento di MasterCard e Visa e la decisione dell’UE sulla questione dovrebbe arrivare entro la metà di novembre.

WikiLeaks ha pubblicato online il seguente comunicato ufficiale:

In order to ensure our future survival, WikiLeaks is now forced to temporarily suspend its publishing operations and aggressively fundraise in order to fight back against this blockade and its proponents.

WikiLeaks has published the biggest leaks in journalistic history. This has triggered aggressive retaliation from powerful groups.

The blockade is outside of any accountable, public process. It is without democratic oversight or transparency.

We have lodged an anti-trust complaint at the European Commission and expect a decision by mid-November as to whether the European Competition Authority will open a full investigation into the wrongdoing of VISA and MasterCard.

The blockade came into force within ten days of the launch of Cablegate as part of a concerted US-based, political attack that included vitriol by senior right wing politicians, including assassination calls against WikiLeaks staff.

WikiLeaks Assassination

Quando WikiLeaks, nel luglio 2010, rese per la prima volta disponibili migliaia di dispacci diplomatici inviati in patria dalle ambasciate statunitensi, si accordò con grandi testaste giornalistiche internazionali. Questi accordi prevedevano che i giornalisti delle testate avrebbero avuto la possibilità di esaminare i dispacci diplomatici prima della pubblicazione su WikiLeaks e realizzare dei dossier basandosi sulla documentazione consegnata loro dal Wiki. I cablogrammi pubblicati in Rete avrebbero dovuto essere secretati nei punti in cui ci si riferiva a persone che avrebbero potuto essere oggetto di ritorsione. E fino a oggi questo sistema aveva funzionato.

Adesso però 251.000 cablogrammi diffusi da WikiLeaks sono finiti online senza gli omissis. Un utente Twitter ha postato un link al database non omissato. WikiLeaks sostiene che il responsabile della falla nel sistema sia David Leigh, giornalista del quotidiano inglese The Guardian, una delle testate in possesso dei cablogrammi. Il giornalista avrebbe agito con negligenza facendo trapelare la password di accesso al database dei file originali. La password è stata pubblicata nel suo libro “Inside Julian Assange’s War on Secrecy“.

Il quotidiano però difende il suo dipendente. Secondo il Guardian chi ha utilizzato la password doveva anche sapere dove si trovassero i file, informazione che il giornalista non ha diffuso. Inoltre, scrive il Guardian, secondo quanto comunicato da WikiLeaks, la password in possesso di Leigh avrebbe dovuto essere temporanea.

WikiLeaks ha dichiarato di aver avvisato le autorità americane della “fuga di dati” circa una settimana fa, perché potessero essere messe in atto le opportune azioni per proteggere le persone citate nei cablogrammi integrali. Il Wiki ha fatto inoltre sapere di aver iniziato un’azione legale contro il Guardian.

UPDATE: WikiLeaks ha deciso di pubblicare online il database integrale dei cablogrammi USA in suo possesso.

WikiLeaks Pubblica migliaia di nuovi Cablogrammi su Taiwan, Cina e Libia

WikiLeaks ha pubblicato nelle scorse ore migliaia di nuovi cablogrammi redatti dalle ambasciate statunitensi. I temi trattati nella documentazione coinvolgono Taiwan, la Cina e fatto assai interessante vista l’attualità, la Libia.

I nuovi cablogrammi riguardanti Taiwan sono  2.171, quelli riguardanti la Cina 3.004 e quelli riguardanti la Libia 349. Il periodo temporale coperto dai documenti va dal 2001 al 2010.

WikiLeaks ha inoltre annunciato che nelle prossime ore verranno pubblicati online nuovi cablogrammi riguardanti molti altri Paesi tra i quali Israele (circa 4.000), Russia, Venezuela, Siria, Cuba, Germania, Iran, Afghanistan, Francia e Turchia.

Tra i cablogrammi già online e focalizzati sulla Libia, una decina si riferiscono all’Italia:

QADHAFI HOPES IN ITALY’S LEFTISTS

ITALY: GROWING CONCERN ABOUT ILLEGAL IMMIGRATION

USUN-ROME CAPTURES GLOBAL AUDIENCE ON POSITIVE

ITALIAN TRADE AND INVESTMENT IN LIBYA

QADHAFI JUST WANTS TO BE FRIENDS WITH EUROPE

LAMPEDUSA: THE TINY ITALIAN ISLAND THAT LOOMS LARGE FOR 

ITALY SAYS GOL DELIBERATELY STALLING ON SIGNING CHEMICAL 

- QADHAFI IN ROME: THE ‘MAN OF HISTORY’ VISITS THE ETERNAL 

UN OFFICIAL SAYS LIBYA, ITALY SHIRKING HUMAN RIGHTS RESPONSIBILITIES  

MEETING OF LIBYAN, ITALIAN AND MALTESE FOREIGN MINISTERS LIKELY TO LEAD TO RESOLUTION OF SCHENGEN VISA CRISIS

L’Ex Portavoce di WikiLeaks Domscheit-Berg distrugge migliaia di Documenti inediti

I problemi tra Julian Assange e l’ex portavoce di WikiLeaks Daniel Domscheit-Berg sono tutt’altro che risolti. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Der Spiegel, Domscheit-Berg ha infatti dichiarato di aver distrutto 3.500 documenti inediti in suo possesso dal 2010, quando era ancora attivista e portavoce in WikiLeaks. Tra i documenti figura anche una copia della no fly list redatta dal Governo degli Stati Uniti, e cioè una lista di persone impossibilitate a volare sulle linee aree civili poiché sospettate di avere legami con il terrorismo. Vi sarebbero inoltre documenti riguardanti la Banca d’America e altri che trattano delle modalità di intercettazione dei dati in Rete da parte del Governo USA.

Secondo quanto ha dichiarato Domscheit-Berg a Der Spiegel, il motivo della cancellazione dei documenti non è quello di una vendetta nei confronti di WikiLeaks. Con questo gesto, Domscheit-Berg afferma di aver voluto proteggere le fonti che hanno passato per prime la documentazione al sito di Julian Assange.

La rottura tra Domscheit-Berg e Julian Assange era avvenuta nel settembre 2010, quando Domscheit-Berg aveva definito Assange come un dittatore paranoico che aveva portato il progetto ad assomigliare agli stessi poteri che in origine intendeva combattere. Lo scorso Febbraio, Domscheit-Berg ha pubblicato un libro dal titolo “Inside WikiLeaks” in cui racconta la sua esperienza nel gruppo di attivisti del Wiki e ribadisce i suoi giudizi negativi su Assange.

WikiLeaks ha da tempo preso le distanze dal suo ex portavoce. In differenti comunicati gli attivisti del Wiki hanno dichiarato che  Domscheit-Berg non è uno dei co-fondatori del sito e che non ha avuto un indirizzo di posta elettronica riferibile all’organizzazione prima del 2008, due anni dopo il lancio del sito, avvenuto nel dicembre del 2006. WikiLeaks ha inoltre sottolineato che Domscheit-Berg non ha mai contribuito in alcun modo allo sviluppo informatico del progetto.

Una Lettera Aperta in difesa di WikiLeaks e di Julian Assange

Un gruppo di scrittori, editori, giornalisti, registi e intellettuali ha scritto una lettera aperta in difesa del diritto alla pubblicazione di documenti diffusi tramite fuga di notizie da parte di WikiLeaks e contro le conseguenti azioni legali nei confronti del fondatore del sito Julian Assange.

Gli autori della lettera aperta invitano i Navigatori a sostenere l’iniziativa e a sottoscrivere online il documento:

Lettera aperta in difesa del diritto di WikiLeaks di pubblicare

Crediamo che le società libere in ogni luogo siano servite al meglio da un giornalismo che ritiene responsabili governi e corporazioni. Affermiamo che il diritto di pubblicare è identico a, e una conseguenza del diritto dei cittadini di sapere. Mentre crediamo nella privacy individuale e accettiamo il bisogno di riservatezza, riteniamo che la divulgazione nel pubblico interesse sia di primaria importanza. Libertà, responsabilità e una scelta realmente democratica possono essere garantite solamente da uno scrutinio rigoroso. Difendiamo il diritto di pubblicare la verità in modo responsabile senza ostacoli e persecuzioni da parte dello Stato. Il dovere primario dei giornalisti in ogni luogo è di promuovere la causa della comprensione, non di aiutare governi e poteri forti a sopprimere l’informazione, e mai di rinviare a radicate abitudini di segretezza.

Con questi principi in mente, dichiariamo il nostro supporto alla pubblicazione di documenti diffusi tramite fuga di notizie. Questi ultimi hanno gettato una significativa luce sul comportamento dei governi e delle corporazioni nel mondo moderno. WikiLeaks ha reso al mondo un grande servizio. Denunciamo vigorosamente le minacce di morte e le persecuzioni criminali del suo direttore per aver pubblicato, insieme con molte altre organizzazioni in tutto il mondo, informazioni che sono chiaramente di interesse pubblico.

Le autorità si oppongono regolarmente a tali divulgazioni, come hanno fatto a partire dalla battaglia per per pubblicare le sedute del Parlamento britannico oltre duecento anni fa fino alla pubblicazione dei Pentagon Papers. Crediamo che nessuna democrazia sia mai stata danneggiata da un incremento della conoscenza e della comprensione pubblica. Perciò, noi, sottoscritti, dichiariamo il nostro inflessibile supporto per i principi di inchiesta giornalistica e apertura, e condanniamo le forze che minaccino entrambe.

Translated by Fabio Chiusi

WikiLeaks: si dimette il Portavoce del Dipartimento di Stato USA

Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Philip J. Crowley si è dimesso dopo le polemiche seguite alle sue dichiarazioni riguardanti le condizioni di detenzione di Bradley Manning, l’analista dell’esercito USA che da mesi è recluso in un carcere militare in Virginia con l’accusa di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online dal Sito di Julian Assange.

“Ciò che sta accadendo a Manning è ridicolo, controproducente e stupido, e non capisco perché il Dipartimento della Difesa lo stia facendo” aveva dichiarato Crowley nel corso di un suo intervento al Massachusetts Institute of Technology, dove stava parlando di nuovi media e politica estera di fronte a una platea. Le sue dichiarazioni sono state riportate dalla BBC e la polemica che ne è seguita ha spinto il funzionario alle dimissioni. “L’esercizio del potere deve essere prudente e coerente con le nostre leggi e valori” ha scritto Crowley nella lettera con la quale ha comunicato la decisione di lasciare il suo incarico.

Manning è da mesi al carcere duro, senza nemmeno aver avuto un’incriminazione ufficiale. L’ex analista ha scontato i primi due mesi in un carcere militare in Kuwait e poi è stato trasferito in USA nel carcere militare di Quantico in Virginia come “Maximum Custody Detainee”, la più elevata e repressiva formula di detenzione dell’esercito statunitense, che prevede l’isolamento per 23 ore al giorno. Recentemente i procuratori dell’esercito americano hanno mosso nei confronti di Manning 22 nuovi capi d’imputazione, tra i quali figura anche l’accusa di “collusione con il nemico”, che contempla tra le punizioni possibili la pena di morte.

Articolo 104 per Bradley Manning: l’Esercito USA getta via le Chiavi della sua Cella

Bradley Manning, l’analista dell’esercito USA che da mesi è recluso in un carcere militare in Virginia con l’accusa di aver passato a WikiLeaks il materiale riservato poi pubblicato online dal Sito di Julian Assange, teoricamente rischia la pena di morte. Tra i nuovi 22 capi d’imputazione che la corte marziale dell’esercito statunitense ha mosso nei confronti di Manning figura infatti anche l’articolo 104, che contiene l’imputazione di “collusione con il nemico”. Tale articolo contempla appunto, tra le punizioni possibili, la pena di morte. Secondo l’accusa, il passaggio di documenti a WikiLeaks avrebbe reso accessibili ai nemici della nazione americana (per ora non meglio identificati) informazioni in grado di mettere a repentaglio la vita di soldati e di civili statunitensi.

I procuratori dell’esercito USA non hanno indicato esplicitamente l’eventualità dell’eliminazione fisica di Manning, e gli avvocati dell’analista in caso di condanna del loro assistito potrebbero arrivare a evitare la sua morte, facendo ridurre la pena “solamente” al carcere a vita. Il capitano John Haberland, portavoce dalla procura militare di Washington ha dichiarato che i nuovi capi d’imputazione “Riflettono in modo più accurato la gravità di crimini di cui Manning è accusato”. Il processo dovrebbe iniziare nei prossimi mesi, presumibilmente entro Giugno. WikiLeaks ha definito i nuovi capi d’imputazione della procura militare come “Una vendetta contro Manning, il quale sta esercitando il suo diritto a non parlare”.

Intervista di “60 Minutes” a Julian Assange

Julian Assange è stato intervistato ieri dalla trasmissione della CBS “60 Minutes”. Nel corso dell’intervista, il fondatore di WikiLeaks ha parlato dei suoi problemi legali, della sua condizione attuale e di quella del Sito, nonché delle voci riguardanti la prossima pubblicazione da parte di WikiLeaks di documenti relativi a Bank of America. CBS ha messo in Rete anche una trascrizione integrale dell’intervista.

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

WikiLeaks in Rosso

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha dichiarato ieri nel corso di un’intervista alla radio francese Europe 1 che il sito è in gravi difficoltà economiche. Secondo il giornalista australiano, la perdita di WikiLeaks sarebbe di circa 500 mila euro a settimana.

La difficile situazione del Sito è conseguenza del blocco dei conti e del bando messo in opera nei confronti di WikiLeaks da parte dei principali circuiti di pagamento elettronico, come Visa e Mastercard.

“Non possiamo sopravvivere, se le cose continuano in questo modo” ha dichiarato Assange nel corso dell’intervista “Le donazioni non arrivano, a causa del blocco dei conti. Secondo le mie stime,  le perdite si aggirano sui 500 mila euro a settimana”. Assange non ha comunque intenzione di arrendersi: “Cercheremo di controbattere” ha aggiunto.

Assange si è presentato questa mattina in Tribunale a Londra per l’udienza preliminare riguardante il caso della sua estradizione in Svezia, Paese nel quale è accusato dei reati di stupro, molestie sessuali e coercizione nei confronti di due donne che hanno sporto denuncia nei suoi confronti.

Il Giudice ha concesso ad Assange la modifica della richiesta dei termini di cauzione avanzata dalla difesa è ha fissato la prossima udienza per il 7 Febbraio.

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