
Prendete un bus e metteteci a bordo dei ragazzini seduti in ultima fila che maltrattano, non visti dall’autista, un compagno di scuola disabile, riprendendo la scena con il telefonino.
Immaginate che uno dei passeggeri informi l’autista di ciò che sta accadendo e che il guidatore del bus fermi il mezzo e faccia scendere i ragazzini colpevoli dei maltrattamenti.
E mettete infine che l’autista, arrivato al capolinea, trovi ad aspettarlo i carabinieri i quali lo portino in galera per ciò che è accaduto sul bus come corresponsabile dei fatti.
E’ quanto è capitato a Google, vettore di contenuti e condannato per la messa online su Google Video da parte di uno dei suoi Utenti di un filmato in cui viene maltrattato un disabile: senza esserne l’autore, senza aver visto quei contenuti e avendoli rimossi, più o meno velocemente, dopo una segnalazione.
Pe analizzare questa vicenda però, occorre riuscire a dimenticare che la condanna è stata inflitta ai dirigenti Google: altrimenti non si va da nessuna parte.
Nel senso che occorre slegare gli interessi di Google Inc. analizzando il fatto per ciò che è: una sentenza che limita la libertà della Rete, a prescindere da chi è stato condannato.
Se al posto di Google ci fosse stato Yahoo! oppure Microsoft o chiunque altro, sarebbe stata la stessa cosa.
E’ impensabile che i fornitori di servizi UGC possano vagliare tutti i contenuti che vengono postati e non solo, applicare su di essi una censura. Limiterebbe la libertà della Rete, ne minerebbe le fondamenta e sarebbe inoltre tecnicamente impossibile da realizzare.
E’ giusto invece che vi siano dei sistemi volontari di segnalazione di contenuti ritenuti non opportuni e che tali contenuti vengano rimossi se effettivamente violano la legge dei singoli Stati.
Ma il confronto legale deve essere tra chi ha messo online i contenuti e chi li ritiene illegali, senza coinvolgere il fornitore dei servizi.
Anzi, il fornitore di servizi non solo non dovrebbe essere coinvolto, ma non dovrebbe neppure essere obbligato a rimuovere i contenuti in seguito a una semplice segnalazione, se i medesimi non violano le sue policy.
L’obbligo alla rimozione dei contenuti dovrebbe scattare solo se c’è un’Autorità Giudiziaria che ha stabilito che quei contenuti sono illegali dopo un regolare processo tra le parti effettivamente in causa: l’Utente che ha messo online i contenuti sul servizio e chi ritiene di essere parte lesa.
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