Archive for 'Internet'

Attacco Hacker ai Servizi Internet Palestinesi

Un massiccio attacco hacker ha colpito i servizi Internet palestinesi, secondo quanto dichiarato dal ministro delle telecomunicazioni del Paese, che ha ipotizzato che l’operazione sia stata orchestrata con l’appoggio di governi stranieri: “Gli indirizzi IP sono stati esposti a un mirato e organizzato attacco dall’esterno. E penso che il tutto sia stato organizzato da un altro Stato” ha dichiarato Mashour Abu Daqqa all’agenzia Reuters ”Il rallentamento dei servizi è stato improvviso e totale” ha spiegato un altro portavoce dell’amministrazione palestinese.

I tecnici sono al lavoro per ripristinare i servizi Internet in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Gli utenti Internet sono stati comunque invitati a evitare il più possibile la navigazione di siti stranieri, in quanto sono stati identificati differenti siti fake che sarebbero serviti per sferrare l’attacco informatico.

Il ministro delle telecomunicazioni Daqqa, in una dichiarazione all’agenzia WAFA ha ipotizzato chiaramente un collegamento tra l’attacco hacker e la recente ammissione della Palestina nell’UNESCO.

 

Anonymous: il 10 Ottobre cancelleremo da Internet il Sito della Borsa di New York

Anonymous intende mettere offline il sito della borsa americana, nyse.com. L’attacco è previsto per il prossimo 10 ottobre: “Il NYSE sarà cancellato da Internet. Il 10 ottobre sarà un giorno indimenticabile” dichiara una voce generata sinteticamente in un video messaggio realizzato dal gruppo internazionale di hacker.

L’attacco potrebbe essere messo in atto utilizzando il metodo del Distributed Denial-of-Service (DDoS), già utilizzato in passato per colpire numerosi altri siti. Non è chiaro però se ci sia un collegamento tra l’azione preannunciata da Anonymous è il movimento Occupy Wall Street, che sta organizzando in questi giorni proteste contro Wall Street in differenti città degli Stati Uniti.

E arrivò il Giorno in cui Vasco Rossi divenne #vascomerda

La sensazione è che Vasco Rossi stia distruggendo il suo mito a colpi di mouse. La rockstar ha iniziato a utilizzare massicciamente e in modo piuttosto scomposto Facebook e YouTube. Molti scorgevano già da tempo all’orizzonte un imminente scivolone. L’attacco al collega Ligabue amplificato da Facebook e poi smentito, ma che aveva lasciato il sospetto di una mossa pubblicitaria, non era un bel segnale.

E’ stata però la decisione di Vasco Rossi di muovere un’azione legale contro il Wiki satirico Nonciclopedia, con lo scopo di mettere offline la pagina che lo riguardava poiché ritenuta offensiva, il clamoroso autogoal online che ha dimostrato definitivamente come il cantante di Zocca e i suoi collaboratori abbiano compreso molto poco della natura della Rete. Un autogoal che ha scatenato le proteste su Facebook, sulla stessa Nonciclopedia e su Twitter, dove Vasco primeggia con differenti hashtag tra cui #noncivasco, #nonciclopedia e quello che più di tutti contribuisce a minare la sua immagine: #vascomerda.

Immancabile, è arrivato anche il video virale su YouTube in cui Hitler commenta la situazione:

UPDATE: Nonciclopedia e Vasco Rossi sembra abbiano fatto pace. Azione legale ritirata e Wiki riaperto. La pagina dedicata a Vasco Rossi è stata rimossa.

Contro la Norma Ammazza Blog, Iniziativa “a Rete Unificata”

Per contrastare nel modo più efficace possibile la cosiddetta norma “Ammazza Blog” contenuta all’interno del ddl Intercettazioni, Arianna Ciccone di Valigia BluClaudia Vago (@tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss) varano un’iniziativa che mira a “invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su Facebook e su Twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29″. L’unione fa la forza, insomma.  E’ stato creato anche un blog su Tumblr dove è possibile condividere link che parlano della norma.

Il post scelto come “comunicato corale” è realizzato dal blogger Bruno Saetta.

Ecco il testo da diffondere:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?

La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?

La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Facebook e Google si preparano alle Elezioni USA del 2012

Le elezioni presidenziali statunitensi del 2012 saranno strategiche per Facebook e Google, le due più grandi società Internet del pianeta. Lo dimostra il fatto che entrambe, come mai prima d’ora, si stanno impegnando per sostenere con una serie di azioni mirate i politici che se eletti potranno agevolare i loro business. E sia Facebook che Google stanno puntando massicciamente sui repubblicani.

Il social Network di Palo Alto sta per costituire un suo Political Action Committee (PAC), attraverso il quale offrire sostegno economico e dunque elettorale ai singoli candidati: “Il Pac di Facebook darà ai nostri impiegati la possibilità di farsi ascoltare da quei candidati che condividono con noi l’obiettivo di promuovere il valore dell’innovazione nella nostra economia, dando al contempo alla gente il potere di condividere e rendere il mondo più aperto e connesso”  ha comunicato Facebook con una lettera ufficiale inviata al quotidiano The Hill, confermando la costituzione del PAC. Fino a oggi Facebook si era limitata a fare lobby investendo per questo scopo 350 mila dollari nel 2010, somma che è diventata quest’anno pari a 550 mila dollari. La costituzione del PAC è un ulteriore passo in avanti.

Google ha invece messo in piedi meccanismi di lobby elaborati a tavolino da divisioni legali specializzate, che agiscono sempre più sul fronte repubblicano. Tra i soggetti maggiormente finanziati figurano l’Associazione dei governatori repubblicani e think tank come l’American Enterprise Institute e la Heritage Foundation. L’azienda di Mountain View ha speso in azioni di lobbying 5.2 milioni di dollari nel 2010, mentre nei primi quattro mesi di quest’anno l’investimento aveva già raggiunto quasi i 2 milioni di dollari. Il Presidente di Google Eric Schmidt è stato ascoltato recentemente al Congresso USA, dove ha risposto a domande riguardanti l’attività dell’azienda poste da senatori e addetti ai lavori.

D’altronde, per Facebook e Google quella di essere impegnate sul fronte politico è un’operazione ormai irrinunciabile, per la difesa delle loro attività. Sia il social network di Mark Zuckerberg che l’azienda di Larry Page e Sergey Brin sono costantemente nel mirino degli organismi antitrust per il ruolo dominante che giocano nei loro settori, e subissate da critiche da parte deìle organizzazioni che si occupano di tutela della privacy, a causa della raccolta dei dati degli Utenti che effettuano a scopo pubblicitario. Avere a Washington politici amici diventa dunque fondamentale per i due giganti. E il modo migliore per farseli amici è indubbiamente quello di agevolare le loro campagne elettorali pompando dollari.

La Norma Ammazza Blog ritorna alla Carica

Se c’è un ddl sul quale il Governo non ha tentennamenti e mantiene una forte coesione è quello relativo alle intercettazioni. La volontà della maggioranza è quella di presentarlo al più presto per farlo passare ponendo la fiducia ed evitando così possibili emendamenti.

All’interno del ddl continua a essere presente la famigerata norma “Ammazza Blog” che serpeggia dal 2009 e che prevede l’obbligo di rettifica dei contenuti pubblicati online da Siti e Blog entro 48 ore, senza alcun diritto di replica. La rettifica deve essere messa in atto qualora il responsabile del progetto online riceva una richiesta da un soggetto che ritenga lesivi i contenuti pubblicati. Chi non ottempera alla rettifica entro le 48 ore dalla richiesta, può essere sanzionato con una multa fino a 12 mila euro.

Il testo del comma 29 dell’art. 3 del ddl è il seguente: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

Come già più volte ripetuto da tutti coloro che avversano la norma, si tratta di un provvedimento anacronistico e liberticida, che estende ai responsabili dei siti l’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, minacciando la libertà di informazione online. Pretendere la rettifica da qualsiasi sito entro 48 ore dalla richiesta, così come è previsto per i soggetti editoriali e minacciando sanzioni di migliaia di euro, risulta chiaramente come un atto intimidatorio che va a confliggere con il diritto alla libertà di opinione. Una norma che ha l’intento neanche troppo velato di dissuadere chi scrive in Rete dall’occuparsi di temi che i poteri forti preferiscono mantenere sotto traccia.

La Rete negli Abissi: Online la Mappa Interattiva dei Cavi Sottomarini

La società statunitense TeleGeography si occupa di consulenza e ricerche di mercato nell’ambito delle telecomunicazioni. L’azienda realizza da tempo una mappa interattiva e aggiornata dei cavi sottomarini di trasporto dati che permettono l’accesso a Internet a livello mondiale. Si tratta di cavi lunghi migliaia di chilometri, la cui capacità di trasmissione può arrivare fino a 10 terabit al secondo. I cavi sottomarini sono 188 e raggiungono tutti i continenti del pianeta.

La mappa di TeleGeography in precedenza era disponibile unicamente a pagamento, ma adesso la società ha deciso di permetterne la consultazione gratuita. Sulla mappa sono indicati tutti i cavi sottomarini attivi, con i punti di partenza e di approdo. Selezionando un singolo cavo è possibile conoscerne il nome, la lunghezza, la data di inizio attività, il proprietario e il sito di riferimento.

Il sistema di trasporto dati attraverso i cavi sottomarini non è immune da problematiche. Nel Dicembre 2008, un malfunzionamento di tre cavi che passano tra la Sicilia e la Tunisia, aveva provocato un guasto, coinvolgendo i servizi Internet e di telefonia di India, Quatar, Arabia Saudita, Giordania, Egitto ed Emirati Arabi. Circa un anno prima, un guasto simile aveva riguardato, sempre nel mediterraneo, cinque cavi a nord di Alessandria d’Egitto e nel Golfo Arabico, causando problemi di comunicazione in tutta l’Asia e nel Medio Oriente.

La mappa realizzata da TeleGeography è disponibile all’indirizzo submarinecablemap.com.

Elezioni a Berlino: Il Piratenpartei vola all’8.9% e conquista 15 Seggi

Alle elezioni regionali tenutesi a Berlino per il rinnovo del governo dei 12 land del distretto federale, il Piratenpartei ha superato ampiamente lo sbarramento del 5% ottenendo una percentuale di preferenze dell’8.9%, conquistando così ben 15 seggi. Il partito dei pirati tedesco, fondato nel 2006, può già contare in Germania su 50 rappresentanti in differenti organi istituzionali del Paese, ma il risultato di Berlino è un successo senza precedenti.

La campagna elettorale dei candidati del Piratenpartei è stata in grado di attrarre i cittadini più giovani, particolarmente sensibili alle tematiche dei diritti della libertà in Rete e del rinnovamento delle leggi sul copyright, rese obsolete dalla tecnologia. Secondo le statistiche, la maggior parte degli elettori che hanno votato per il Piratenpartei è al di sotto dei 30 anni (il 15%), ma una piccola percentuale di voti (il 4%) è giunta anche da cittadini over 60. Non è la prima volta che il partito dei pirati ottiene un successo elettorale in un Paese europeo. La versione originale del partito, il Piratpartiet svedese, riuscì a entrare in parlamento alle elezioni del 2009, ottenendo il 7% delle preferenze.

“In questo momento il partito non ha impiegati remunerati, siamo tutti volontari” ha dichiarato Sebastian Nerz, leader del Piratenpartei “Adesso però i membri del parlamento saranno pagati per la loro attività e questo permetterà ai nostri attivisti di dedicarsi completamente al partito”. Nerz ha inoltre sottolineato come fino a oggi le rivendicazioni del partito venissero sottovalutate per la mancanza di rappresentanti nel parlamento berlinese: “Le cose cambieranno” ha aggiunto, prospettando un modo trasparente di fare politica: “La politica tradizionale si riunisce a porte chiuse, le agende e i protocolli sono chiusi, i problemi non sono resi pubblici. Noi intendiamo dimostrare che è possibile mettere in atto un approccio differente, basato sulla trasparenza”.

Sorpresa: l’Italia è un Paese per Vecchi, anche su Internet

E’ vero, il numero degli italiani che si connettono a Internet almeno una volta al mese è in costante aumento. Il dato emerge dalle ultime rilevazioni Audiweb  riferite a luglio. Siamo arrivati a 26 milioni, con un incremento del 10% in un anno. Ma non si può certo dire che il fatto sia di per sé incoraggiante. Il dato sull’aumento di coloro che si connettono almeno una volta al mese può essere utile dal punto di vista statistico o per essere mostrato nel corso dei convegni organizzati dai centri media, ma non dimostra certo una maturità dei Navigatori e un utilizzo avanzato dei servizi online da parte della massa.

La cosa più sorprendente che emerge però dai dati Audiweb è un’altra: se la composizione dell’audience è maggiore nella fascia che va dai 35 ai 54 anni con il 47%, gli over 55 superano in termini di presenza di connessione i più giovani. La fascia di età tra i 55 e i 74 anni è infatti a una presenza attiva nel giorno medio del 14.2%, mentre quella tra i 18 e i 24 anni è solo al 10,7%.

Per quanto riguarda il profilo degli Utenti, risultano online nel giorno medio 6,8 milioni di uomini (il 24,8% della popolazione di riferimento) e 5,4 milioni di donne (il 19,7% della popolazione di riferimento).

La provenienza geografica vede invece Il 31,5% della popolazione online nel giorno medio connettersi dall’area Sud e Isole (3,8 milioni di utenti attivi), il 30% dal Nord-Ovest (3,7 milioni di utenti attivi), il 17,8% dal Centro (2,2 milioni) e il 15,7% dall’area Nord-Est (1,9 milioni).

Al Via la Roadmap che porterà Online i Domini .XXX

Inizia una nuova era per la pornografia su Internet. Da oggi infatti prende il via ufficialmente la roadmap che porterà online nel 2012 i domini con il suffisso .xxx. Questo tipo di suffisso connoterà in modo inequivocabile i siti a luci rosse. Il registro responsabile del nome a dominio è la società statunitense ICM Registry, che ha condotto una battaglia durata un decennio per riuscire a convincere l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) a sdoganare il suffisso. ICM ha già investito nell’operazione 20 milioni di dollari. Stuart Lawley, responsabile della società, ha dichiarato che si aspetta di rastrellare almeno 30 milioni di dollari nei primi 12 mesi.

Il periodo di “Sunrise” della roadmap durerà 50 giorni. Questo periodo sarà suddiviso in due fasi: Una fase A,  durante la quale le aziende dell’industria pornografica avranno la possibilità di appropriarsi dei domini .xxx sui quali possono accampare dei diritti. Seguirà una fase B, durante la quale le aziende che non sono legate alla pornografia potranno escludere i loro marchi dalla registrazione. Alle aziende, “congelare” un dominio costerà circa 200 dollari. E’ prevista anche un’ulteriore fase in novembre che durerà 18 giorni, e in cui sarà possibile registrarsi per partecipare a delle aste online in cui si assegneranno nomi a dominio di particolare valenza per il settore.

L’ultima fase condurrà infine alla registrazione pubblica, quando chiunque sia interessato a un dominio .xxx, potrà farne richiesta. La procedura sarà simile a quella necessaria per registrare gli altri suffissi più comuni già operativi oggi, come .com o .net. Il costo di ogni dominio è stato fissato da ICM in 60 dollari l’anno.

Il problema relativo al cybersquatting legato a nomi di celebrità e organizzazioni è stato preventivamente affrontato da ICM, che ha bloccato in base a specifiche richieste i nomi di migliaia di VIP ed enti governativi.

ICM ha concluso inoltre un accordo con la società di sicurezza McAfee che si occuperà di scansionare i domini .xxx per proteggere i navigatori da virus e malware. E’ conclamato infatti, che i siti pornografici sono attualmente tra i meno sicuri in Rete.

Related Posts with Thumbnails