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Google Music al debutto in USA

Google è da qualche ora ufficialmente in concorrenza diretta con Apple iTunes, grazie al lancio in Beta di Google Music. Si tratta di un servizio di ascolto in streaming, condivisione e download di brani musicali in formato Mp3 che promette piuttosto bene. La società di Mountain View ha stretto differenti partnership con le principali Major musicali (EMI, Sony e Universal) e con una galassia di etichette indipendenti. Questo consente a Google di mettere sul piatto in fase di lancio del servizio 13 milioni di brani.

Google Music è disponibile sia via Web, attraverso uno specifico sito navigabile da qualsiasi computer con a bordo un browser moderno e dotato di connessione Internet e sui dispositivi Android grazie a un’applicazione. Gli Utenti di Google Music hanno la possibilità di ascoltare gratuitamente in streaming i brani, creare playlist, sincronizzare un locker on the cloud (con un limite massimo di 20.000 brani e grazie a un software compatibile con Windows, Mac e Linux), e scaricare i brani su computer, smartphone e tablet. Non esiste però la possibilità di allineare automaticamente on the cloud i brani come avviene con iTunes Match. I file vanno uploadati nel locker interamente.

Il servizio musicale di Mountain View può naturalmente contare per il decollo sui vari servizi di Google che possono essere in qualche modo integrati con Google Music, come la condivisione dei brani su Google+, il rimando con link presenti nelle pagine dei video musicali su YouTube e via dicendo. Google ha anche inaugurato una nuova specifica sezione del suo Android Market dedicata alla musica.

Attualmente Google Music è disponibile unicamente negli USA e non ci sono tempistiche relative al lancio internazionale. Molto dipenderà dal successo del servizio oltreoceano e dalla capacità di Google di chiudere accordi con i detentori dei diritti nei vari Paesi.

Google Music è stato presentato nell’ambito dell’evento “These go to eleven” che si è svolto ieri a Los Angeles. Di seguito, il video integrale (nota: l’evento inizia al minuto 29):

Google+, al via le Pagine Business

Google ha finalmente varato le pagine business in Google+. Da oggi è dunque possibile creare sul social network di Mountain View pagine che fanno riferimento ad aziende, organizzazioni, attività professionali e via dicendo. Le pagine possono essere inserite nelle cerchie degli iscritti con la stessa modalità che si utilizza per i profili personali e raccomandate attraverso il bottone “+1″.

Le pagine possono essere create partendo dal profilo di Google+. Un wizard aiuta gli Utenti a scegliere il titolo della pagina, la categoria di appartenenza, il motto che ne descrive l’attività e l’upload dell’immagine avatar. La pagine sono immediatamente operative e il box di aggiornamento dello stream è del tutto simile a quello dei profili personali. Le pagine possono inserire nelle cerchie unicamente gli Iscritti che le hanno inserite a loro volta almeno in una cerchia.

Google ha aggiunto inoltre gli aggiornamenti delle pagine nei risultati del suo motore di ricerca. Inoltre attraverso il carattere speciale “+” seguito da una parola chiave, si può approdare direttamente alla pagina del social network collegata.

Google, Q3 2011 al di sopra delle attese degli Analisti

Google ha comunicato i risultati finanziari relativi al terzo trimestre 2011, che sono risultati al di sopra delle aspettative. Il gigante della ricerca Internet ha incassato nei tre mesi del Q3 9.72 miliardi di dollari, con profitti per 2.73 miliardi di dollari, un +33% di fatturato rispetto al medesimo trimestre del 2010. Gli analisti si attendevano entrate per circa 7 miliardi di dollari.

Nel corso della conferenza stampa, Larry Page, CEO e co-fondatore di Google, ha anche comunicato un dato ufficiale in merito al numero di Utenti del social network Google+ lanciato lo scorso settembre, che sono attualmente pari a 40 milioni. Page ha parlato inoltre di Android, dichiarando che il numero totale di dispositivi basati sul sistema operativo mobile di Google attivati a livello mondiale  sono 190 milioni e le entrate legate al mobile sono di 2.5 miliardi di dollari, contro il miliardo di dollari di un anno fa. Google ha recentemente acquisito Motorola Mobility, portandosi a casa non solo il marchio, ma soprattutto migliaia di brevetti.

Il cuore del business di Google rimane comunque la piattaforma pubblicitaria AdWords: i click sugli annunci a pagamento sono aumentati del 28% rispetto allo stesso periodo del 2010 e il costo pagato dagli inserzionisti per ogni click sugli annunci visualizzati su siti di proprietà di Google e su siti esterni che integrano AdSense, è aumentato in media del 5%.

Schmidt al Congresso USA: Google Inc. fa il suo Business in buona fede

Ieri si è svolta al Congresso USA l’audizione di Google Inc,  chiamata a rassicurare il Governo statunitense sul fatto che la dimensione e la ramificazione dei suoi servizi, non siano un pericolo per la neutralità e per la concorrenza in Rete. Eric Schmidt, presidente di Google ha risposto alle domande dei senatori e di alcuni addetti ai lavori con il solito aplomb, senza mai far conoscere veramente l’ingrediente segreto nella ricetta della sua Coca Cola. La posizione di Google è quella di una leadership assodata, invidiata e raggiunta grazie a un motivo, il quale è sempre lì, tra le righe: quello di aver creato il migliore e più grande motore di ricerca Internet al mondo.

Sarebbe paradossale, se un senatore USA potesse colpevolizzare Google perché è troppo brava a fare il proprio business. E allora non rimane che “stuzzicare” il gigante su alcuni aspetti dei suoi algoritmi e del suo sistema pubblicitario, ma con la consapevolezza che non lo si potrà e vorrà mai colpire veramente. Quando il gigante viola le regole, come è accaduto per esempio nel caso della vendita dei farmaci illegali tramite AdWords, diventa una questione di soldi: paga e sarai perdonato. Qualsiasi governo democratico che decidesse di agire  limitando ai suoi elettori l’accesso ai servizi di Google per motivi anche fondati, avrebbe istinto suicida e sarebbe sepolto da un mare di critiche. Ed è qui che è insita la contraddizione, perché la ragione non sta tutta né da una parte, né dall’altra. E’ la Rete a essere cresciuta intorno a giganti come Google e Facebook, non viceversa. E’ la tecnologia ad avere reso obsoleti modelli e regole che potevano essere ragionevoli in passato.

Il punto è: per quanto ancora avrà senso che i più importanti servizi online, come attualmente sono la ricerca di informazioni e la comunicazione sulle reti sociali, che si spostano sempre più nell’ambito dei diritti, piuttosto che in quello dei servizi, rimangano non tanto nella sfera della logica commerciale, ma bensì unicamente in questa sfera? Quanto tempo ci vorrà ancora prima che Organizzazioni istituzionali e neutrali siano in grado di proporre valide alternative che non dipendano da logiche commerciali e siano sovranazionali? Probabilmente ci vorrà parecchio tempo. La strada da percorrere è lunga, il ritardo abissale e i servizi sempre in evoluzione.  Ma è auspicabile che ciò accada il prima possibile. Che nascano e crescano soggetti credibili. Progetti come Diaspora e AnonPlus potrebbero essere dei buoni modelli, sul fronte delle reti sociali. E’ come l’acqua. Quando si apre il rubinetto deve venire fuori H2O, non una bibita gasata. Quella la si compra. Quando se ne ha voglia.

Google+ apre a tutti e vara nuove Funzionalità

Sono passate 12 settimane da quando Google+ è stato lanciato in beta ad invito e Mountain View ha deciso da oggi di renderlo disponibile a tutti i navigatori. Basta raggiungere l’indirizzo google.com/+  e si può iniziare a utilizzare il social network. Unico requisito richiesto, un account Google.

Non è certamente una coincidenza che l’apertura a tutti di Google+ avvenga a un giorno di distanza dall’inizio dell’F8, conferenza di Facebook dedicata agli sviluppatori in cui il servizio sociale di Palo Alto annuncerà delle importanti novità. Facebook ha già cominciato comunque da tempo e in modo massiccio la controffensiva nei confronti di Google+, introducendo molteplici nuove funzionalità tra le quali le smart list, liste di amici che richiamano molto da vicino le cosiddette cerchie sulle quali si basa Google+.

Google in passato ha provato ripetutamente a offrire un servizio sociale in grado di attrarre i navigatori, ma ha collezionato una serie di flop eclatanti, in particolare con Buzz e con Wave. Questa però potrebbe essere davvero la volta buona. Google+ è infatti un’ottima piattaforma e il sistema basato sulle cerchie permette di costruire una rete sociale che si avvale di fondamenta simili a quelle che si utilizzano per costruire le relazioni sociali offline. Anche l’interfaccia contribuisce a rendere appetibile il servizio: semplice e usabile. Certamente gli sviluppatori hanno imparato la lezione, dopo il caos che avevano creato con l’interfaccia di Wave.

Inoltre, c’è un aspetto non trascurabile da considerare, che sarà senza dubbio un vantaggio per Google+ e cioè la potenza del brand di Google e la possibilità di integrare il servizio sociale in tutti i suoi altri servizi già molto popolari. E’ vero, tale potenza esisteva già quando vennero lanciati Buzz e Wave. Ma Google+, a differenza dei precedenti tentativi che Google ha messo in atto per entrare finalmente in un mercato a cui aspira disperatamente, è un buon prodotto. Se lo sarà anche nella sua natura business (le pagine per gli utenti aziendali sono ancora da varare), allora potrebbe nel medio periodo acquisire sempre maggiori utenti a scapito della agguerrita concorrenza. E anche sempre maggiori sviluppatori, grazie alle API rilasciate recentemente e alle quali si aggiungono proprio oggi quelle per i videoritrovi.

In occasione del lancio pubblico del servizio, Google vara nuove funzionalità. Intanto, arriva finalmente la barra per la ricerca dei contenuti all’interno dei post e dei profili di Google+. La ricerca in precedenza doveva essere messa in atto attraverso Chrome oppure con estensioni varie. E per un’azienda come Google, che ha il cuore del suo business nella ricerca, il fatto era perlomeno bizzarro. Inoltre vengono implementati i videoritrovi. Le chat video sono adesso possibili anche su telefoni Android grazie a un’applicazione gratuita (Presto arriverà anche quella iOS, assicura Mountain View) e diventano opzionalmente visibili anche all’esterno, con la funzione “In diretta”. Infine i videoritrovi sono dotati di nuove funzionalità extra, come condivisione della schermata, un sistema di annotazione, l’integrazione con Google Documenti e la possibilità di attribuire loro un nome.

Rinnovata a Google la Licenza annuale per operare in Cina

La licenza annuale necessaria a Google per operare in Cina è stata rinnovata dalle autorità del Paese asiatico. I contrasti tra la società di Mountain View e la Cina sono piuttosto frequenti e avevano rischiato di portare nel 2010 a una rottura definitiva dei loro rapporti, quando Google aveva messo in atto un redirect dei risultati del suo motore di ricerca su Google.hk, allo scopo di aggirare la censura. Il “ritiro” di Google dalla Cina era avvenuto in seguito agli attacchi informatici che la società statunitense aveva subito da hacker cinesi all’inizio del 2010, ma lo scontro tra la società di Mountain View e il Governo Cinese ha comunque radici ben più lontane.

La strappo era stato poi però ricucito quando Google aveva successivamente accettato un compromesso, che si basa su una Home Page di Google.cn creata per il Paese, i cui risultati di ricerca si limitano a musica, prodotti e servizi di traduzione, ma escludono le pagine Web. Sulla Home Page è anche presente un link verso Google.hk, che gli Utenti cinesi possono utilizzare per approdare sulla versione di Hong Kong del Motore, priva di censure. I risultati censurati in Cina, nella versione di Hong Kong di Googlevengono comunque evidenziati in rosso. Tale compromesso, unito al fatto che Google ha messo in atto una politica di ricerca di acquisizioni e alleanze nel Paese, ha fatto sì che anche quest’anno le autorità cinesi abbiano rinnovato la licenza all’azienda statunitense.

Vendita illegale di farmaci tramite AdWords: Google ingoia una pillola da 500 milioni di Dollari

Le società farmaceutiche canadesi che acquistavano parole chiave sul sistema pubblicitario AdWords per vendere i loro prodotti in USA, non facevano troppo caso al fatto che sui medicinali commercializzati online è richiesta una prescrizione medica. Altrettanto distratta era la divisione che si occupa della pubblicità contestuale di Google, che accettava le inserzioni. Entrambi facevano soldi a palate.

Già nel 2003, il Governo americano aveva avviato un’indagine sul business farmaceutico che si realizzava utilizzando AdWords. Fin da allora, Google aveva messo in atto delle azioni per escludere le società non statunitensi dalla vendita di medicinali negli USA attraverso il suo sistema pubblicitario. Non aveva però estromesso le società canadesi, che avevano proseguito le loro campagne online fino al 2009 e ottenuto nel periodo supporto da Google per ottimizzare al meglio i loro annunci e le loro landing page.

Adesso il Governo americano chiede a Google 500 milioni di dollari per sanare le irregolarità commesse. Lo ha annunciato il Dipartimento della Giustizia statunitense con un comunicato. La determinazione del super forfait è frutto di un accordo tra il Governo americano e Google.  La cifra rappresenta la somma tra i guadagni pubblicitari della società di Mountain View e il giro d’affari generato da AdWords per la vendita dei medicinali canadesi in USA, nel periodo che va dal 2003 al 2009.

Google acquisisce Motorola e la sua Neutralità è sempre meno credibile

Google ha acquisito Motorola Mobility per la cifra record di 12.6 miliardi di dollari, ponendosi così in grado di produrre direttamente dispositivi mobili basati su Android. Google si porta inoltre a casa qualcosa come 17.000 brevetti, di cui Motorola possiede la proprietà.

Il CEO della Società di Mountain View Larry Page ha spiegato che l’operazione non cambia la natura “aperta” del sistema operativo mobile: “Motorola rimarrà un licenziatario di Android e Android rimarrà aperto” ha scritto Page sul Blog ufficiale di Google “Gestiremo Motorola come area di business a sé stante. Molti partner produttori di hardware hanno contribuito al successo di Android e non vediamo l’ora di poter continuare a lavorare con tutti loro per offrire un’esperienza d’uso eccezionale”.

Questo tipo di dichiarazioni sono ormai una specie di mantra per Google che recentemente, sempre sul fronte mobile ha rassicurato i carrier affermando che i dispositivi con a bordo Android rimarranno aperti a tutte le compagnie telefoniche. Rassicurazioni simili sono state fatte alle major di Hollywood e ai network televisivi: YouTube non produrrà contenuti. Altre rassicurazioni sono state fatte agli editori di libri e agli autori: Google Libri non competerà con loro. Ma sono rimasti ormai in pochi a credere alla neutralità del gigante.

Se Google ha acquisito Motorola, per quale motivo in futuro non dovrebbe acquisire un network televisivo, o una major cinematografica? Oppure una casa editrice? Questa posizione di partner onnipresente e munifico di cui si ammanta con sempre meno credibilità il “Monstre” della ricerca Internet, non può durare ancora a lungo.

Social, to be Happy: Google ci riprova con Google+

Questa volta, l’unico modo per dichiarare al mondo il proprio indirizzo di posta elettronica Gmail e le principali corrispondenze dovrebbe essere quello di indicarlo in un Tweet nel tentativo di ottenere un invito al nuovo servizio sociale varato da Mountain View. Se da una parte non dovrebbe quindi ripetersi la Caporetto di Buzz, dall’altra ci risiamo con una Beta privata ad inviti, così come era accaduto con Wave: vizio o virtù? Ai posteri.

In ogni caso Google, dopo numerosi tentativi riprova a diventare sociale con un nuovo servizio: si chiama Google+ e intende offrire agli Utenti la possibilità di non far conoscere al loro datore di lavoro il fatto che godano a esercitarsi con una balestra utilizzando come bersaglio un cartonato che lo rappresenta, oppure di celare un tracollo del giuramento matrimoniale a causa del loro ormone imperante.

Come realizzare contesti sociali e portare Zuckerberg a somatizzare analizzando le statistiche relative ai Gruppi Facebook in attesa di una IPO taumaturgica? Grazie alle “cerchie”, contesti sociali ristretti che, appunto, contestualizzano i rapporti: una cerchia per il lavoro, una per gli amici, una per i parenti e via dicendo.

Lo aveva già detto circa un anno fa Paul Adams, senior user experience di Google, che la filosofia sociale oltre l’ostacolo sarebbe stata questa; e aveva portato un esempio tanto banale quanto illuminante: “Se sei a casa di tua madre, ti comporterai diversamente da quando sei al bar con i tuoi amici o con i colleghi nel tuo ufficio”.

Google ha messo online un sito verticale che illustra Google+. Lo potete navigare a questo indirizzo:

http://gplusproject.appspot.com/static/it.html

p.s. Google ha intenzione di sfruttare la enorme crescita di Android: 500 mila nuovi dispositivi attivati al giorno, secondo un recente Tweet di Andy Rubin. Per questo è disponibile da subito una app. Ah, è c’è anche una Chatroulette “ristretta” che si chiama Videoritrovi. Vabbè, navigatevi il link sopracitato, ve lo spiegano loro.

Google Accusa la Cina: Interferenze al Servizio Gmail per colpire i Dissidenti

Ritorna a salire la tensione tra Google e la Cina. La società di Mountain View ha infatti accusato il governo cinese di interferire con Gmail, provocando intenzionalmente problematiche agli Utenti del Paese asiatico che utilizzano il servizio di posta elettronica di Google . In particolare, le problematiche riguarderebbero difficoltà a inviare messaggi e a indicarli come “non letti”. Riscontrate anche difficoltà non meglio precisate nell’utilizzo di altri servizi.

Le sospette interferenze di Pechino in Gmail, coincidono con le iniziative lanciate da dissidenti attraverso siti web operativi al di fuori dei confini della Cina e che si richiamano alla cosiddetta “rivoluzione cinese dei gelsomini,” un movimento  ispirato alle rivoluzioni in atto in Medio Oriente. I dissidenti hanno già organizzato assembramenti di persone in luoghi prescelti di diverse città della Cina.

“Abbiamo analizzato attentamente la situazione e dal nostro lato non risulta alcun tipo di problema tecnico in Gmail” ha dichiarato un portavoce di Mountain View.

Google aveva già parlato una decina di giorni fa di attacchi informatici “apparentemente a sfondo politico” diretti contro i suoi Utenti, facendo riferimento a una vulnerabilità di Internet Explorer che sarebbe stata sfruttata dagli hacker per compiere le loro azioni.

Quello tra Google e la Cina è uno scontro digitale che continua ormai da tempo. In seguito a degli attacchi informatici avvenuti nel Gennaio 2010 proprio al servizio Gmail, la società di Mountain View aveva minacciato di abbandonare il mercato cinese e aveva poi deciso un paio di mesi dopo di effettuare un redirect dei risultati del Motore di Ricerca sulla versione coreana del medesimo.

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