
Carlo De Benedetti, Presidente del Gruppo Editoriale l’Espresso, propone in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore che “Il passaggio dei giornali al web, che amplia l’audience e diminuisce i fatturati, venga sussidiato alla stregua del passaggio dall’analogico al digitale nella televisione”
Tale iniziativa d’urgenza, secondo De Benedetti è giustificata dal fatto che la crisi dei Giornali è aggravata da un parassitismo digitale, che vede una galassia di piccoli e grandi realtà Web (dal singolo Blog fino ad arrivare a Google) fagocitare il lavoro dei giornalisti e riproporlo in Rete, mettendosi in tasca guadagni derivanti dalla pubblicità proposta sui loro Siti e Servizi.
In pratica De Benedetti ipotizza un meccanismo simile a quello messo in atto per le politiche a sostegno delle energie rinnovabili, che giustifica un prelievo sulla bolletta energetica.
Nel caso dei Giornali, De Benedetti scrive che il prelievo potrebbe avvenire sull’abbonamento pagato per la connessione alla Rete: un sistema simile a quello che alcuni hanno proposto per la musica digitale: in quel caso musica senza limiti in bolletta. In questo caso, notizie e contenuti.
“Non si tratterebbe di un contributo perenne” precisa De Benedetti “ma di un finanziamento alla transizione da regolamentare a livello di singolo paese”.
Dal punto di vista dell’Editore, la proposta non fa una piega. Ma se si affronta la problematica da un punto di vista neutrale, non è giustificata.
Per quanto riguarda il problema dell’utilizzo non autorizzato di contenuti da parte di terzi ci sono strumenti legali per far valere i propri diritti: gli Editori li utilizzino e si facciano pagare, nei casi in cui i Giudici daranno loro ragione.
Per quanto riguarda invece il rendimento dei Siti dei quotidiani in Rete, l’accordo sul fronte pubblicitario tra il Gruppo Editoriale l’Espresso ed RCS MediaGroup stipulato all’inizio del 2009, ha creato una presenza Web che raccoglie il 40% delle pagine viste in Italia: le facciano fruttare e visto che la faccenda è urgente, lo facciano in fretta.
La Newspaper Association of America (NAA) ha chiesto recentemente una consulenza ai maggiori attori Internet USA per capire come far fruttare i loro Siti Web e ha ottenuto delle risposte da Microsoft, da IBM, da Oracle e anche da Google.
Quest’ultimo ha proposto un sistema di micropagamenti delle news: se gli editori italiani non vogliono appoggiarsi a Google, realizzino un loro sistema di pagamento proprietario, non è di certo una piattaforma tecnologica inarrivabile e tra l’altro, blindando le notizie in un sistema di commercio elettronico si limiterebbe alquanto l’attività dei parassiti.
Se poi i lettori non pagheranno per le notizie online dei gruppi editoriali italiani, vorrà dire che non sono interessati. Nel caso, sarà un’amara sconfitta, è vero: ma ne dovranno prendere atto.
E se questa sconfitta sarà legata anche alla mancanza di cultura digitale e cultura generale dei cittadini italiani, una parte di responsabilità sarà proprio degli Editori dei giornali che non sono stati in grado di raggiungere i lettori; non per mancanza di risorse economiche, le quali sono state ampiamente dispensate nel corso degli anni, ma bensì a causa di un giornalismo troppo legato a logiche che permettono di navigare molto bene a vista, cavalcando la tigre di turno, ma molto peggio sul lungo percorso: come spiegano benissimo i Giornalisti (con la G maiuscola) della Società Pannunzio.
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