Archive for settembre, 2011

Accordo tra Microsoft e Samsung: royalties per ogni Android venduto e condivisione Brevetti

Microsoft e Samsung hanno raggiunto un accordo per mettere fine alle loro dispute legali relative alla violazione di brevetti sui dispositivi Android commercializzati dall’azienda coreana, e di cui Remond rivendica la proprietà intellettuale. In base all’accordo, Samsung riconoscerà delle royalties a Microsoft per ogni dispositivo Android commercializzato. Si stima che nelle casse di Redmond finiranno circa 450 milioni di dollari l’anno. L’accordo è simile a quello che Microsoft aveva in passato siglato con HTC, altro importante produttore di dispositivi mobili con a bordo il sistema operativo di Google.

L’accordo tra il gigante del software statunitense e l’azienda coreana però, va anche oltre il riconoscimento delle royalties. Le due società hanno infatti stabilito che condivideranno una serie di brevetti e che Samsung in futuro si impegnerà a produrre un maggior numero di dispositivi Windows Phone. Proprio nelle scorse ore, Samsung ha annunciato il suo primo smartphone con a bordo Windows Phone 7.5 Mango, il modello Omnia W, che sarà commercializzato in Italia in ottobre, in parallelo con il lancio della nuova versione del sistema operativo mobile della Microsoft.

Samsung ha dichiarato di aver siglato l’accordo per posizionarsi al meglio su differenti sistemi operativi mobili e contrastare così Apple, con la quale ha in atto da tempo una feroce battaglia legale, sempre legata alla proprietà di brevetti. Samsung ha anche in quest’ottica recentemente annunciato una partnership con Intel e la volontà di collaborare con la Linux Foundation allo scopo di realizzare una nuova piattaforma open source per smartphone denominata Tizen. Samsung quindi, nonostante produca i migliori smartphone e tablet Android sul mercato, non si sente abbastanza tutelata da Google nella sua battaglia contro Apple. E ha deciso di compiere dei passi in completa autonomia.

La reazione di Google all’annuncio dell’accordo è stata durissima. Mountain View ha definito il comportamento di Microsoft estorsivo: “Si tratta della stessa tattica che abbiamo visto mettere in atto da Microsoft in passato. Non riuscendo ad avere successo nel mercato degli smartphone, ricorre alle vie legali per estorcere denaro dal sucesso altrui e per ostacolare l’innovazione. Noi rimaniamo concentrati sullo sviluppo di nuove tecnologie e sul supporto ai nostri partner” si legge in un comunicato.

Google ha recentemente acquisito Motorola Mobility, storico marchio della telefonia mobile. Solo attraverso le acquisizioni però, Mountain View sembra ormai in grado di potersi mettere al riparo dalla politica sempre più aggressiva di Microsoft, che tenta di portare nella sua orbita i più importanti produttori di dispositivi mobili, facendo leva sui brevetti in suo possesso.

Contro la Norma Ammazza Blog, Iniziativa “a Rete Unificata”

Per contrastare nel modo più efficace possibile la cosiddetta norma “Ammazza Blog” contenuta all’interno del ddl Intercettazioni, Arianna Ciccone di Valigia BluClaudia Vago (@tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss) varano un’iniziativa che mira a “invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su Facebook e su Twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29″. L’unione fa la forza, insomma.  E’ stato creato anche un blog su Tumblr dove è possibile condividere link che parlano della norma.

Il post scelto come “comunicato corale” è realizzato dal blogger Bruno Saetta.

Ecco il testo da diffondere:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?

La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?

La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Amazon presenta il Tablet Kindle Fire

Il CEO Amazon Jeff Bezos ha presentato nel corso di un evento che si è tenuto oggi pomeriggio a New York il Kindle Fire, la nuova generazione del dispositivo Kindle, che si è evoluto diventando a tutti gli effetti un tablet. Kindle Fire va a sfidare direttamente il modello Wi-Fi di iPad Apple. E lo fa con un prezzo molto aggressivo: 199 dollari. Il dispositivo sarà in commercio a partire dal 15 novembre (inizialmente solo negli USA) e sono già aperte le prenotazioni. Amazon ha previsto una prova gratuita del dispositivo di 30 giorni per gli iscritti al programma  annuale Prime.

Kindle Fire ha uno schermo della dimensione di 7 pollici touchscreen con 16 milioni di colori, processore dual core, 8 GB di memoria, connessione Wi-Fi. Non ha fotocamere, microfono e 3G. La navigazione Web avviene attraverso il browser mobile proprietario Amazon Silk, che utilizza un sistema di compressione e ottimizzazione dei dati lato server appoggiandosi ai servizi on the cloud di Amazon. Il sistema garantisce dunque alta velocità nella navigazione.

Il tablet di Amazon sarà naturalmente in grado di sincronizzare i prodotti digitali acquistati sui vari siti di commercio elettronico del network di Amazon Inc. e verrà fornito gratuitamente agli Utenti uno spazio di storage on the cloud per la loro musica, film, applicazioni (scaricate attraverso un app store), riviste digitali e eBook.

Amazon ha inoltre annunciato nel corso dell’evento un’evoluzione del modello più tradizionale di Kindle dotato di schermo touch, il Kindle Touch, che costerà 99.99 dollari nella versione Wi-Fi e 149 dollari in quella 3G e che avrà anche una variante di più piccola dimensione con display IR, che sarà commercializzata al costo di 79.99 dollari.

Facebook e Google si preparano alle Elezioni USA del 2012

Le elezioni presidenziali statunitensi del 2012 saranno strategiche per Facebook e Google, le due più grandi società Internet del pianeta. Lo dimostra il fatto che entrambe, come mai prima d’ora, si stanno impegnando per sostenere con una serie di azioni mirate i politici che se eletti potranno agevolare i loro business. E sia Facebook che Google stanno puntando massicciamente sui repubblicani.

Il social Network di Palo Alto sta per costituire un suo Political Action Committee (PAC), attraverso il quale offrire sostegno economico e dunque elettorale ai singoli candidati: “Il Pac di Facebook darà ai nostri impiegati la possibilità di farsi ascoltare da quei candidati che condividono con noi l’obiettivo di promuovere il valore dell’innovazione nella nostra economia, dando al contempo alla gente il potere di condividere e rendere il mondo più aperto e connesso”  ha comunicato Facebook con una lettera ufficiale inviata al quotidiano The Hill, confermando la costituzione del PAC. Fino a oggi Facebook si era limitata a fare lobby investendo per questo scopo 350 mila dollari nel 2010, somma che è diventata quest’anno pari a 550 mila dollari. La costituzione del PAC è un ulteriore passo in avanti.

Google ha invece messo in piedi meccanismi di lobby elaborati a tavolino da divisioni legali specializzate, che agiscono sempre più sul fronte repubblicano. Tra i soggetti maggiormente finanziati figurano l’Associazione dei governatori repubblicani e think tank come l’American Enterprise Institute e la Heritage Foundation. L’azienda di Mountain View ha speso in azioni di lobbying 5.2 milioni di dollari nel 2010, mentre nei primi quattro mesi di quest’anno l’investimento aveva già raggiunto quasi i 2 milioni di dollari. Il Presidente di Google Eric Schmidt è stato ascoltato recentemente al Congresso USA, dove ha risposto a domande riguardanti l’attività dell’azienda poste da senatori e addetti ai lavori.

D’altronde, per Facebook e Google quella di essere impegnate sul fronte politico è un’operazione ormai irrinunciabile, per la difesa delle loro attività. Sia il social network di Mark Zuckerberg che l’azienda di Larry Page e Sergey Brin sono costantemente nel mirino degli organismi antitrust per il ruolo dominante che giocano nei loro settori, e subissate da critiche da parte deìle organizzazioni che si occupano di tutela della privacy, a causa della raccolta dei dati degli Utenti che effettuano a scopo pubblicitario. Avere a Washington politici amici diventa dunque fondamentale per i due giganti. E il modo migliore per farseli amici è indubbiamente quello di agevolare le loro campagne elettorali pompando dollari.

I Supercomputer che prevedono le Rivoluzioni

Le rivolte della primavera araba hanno colto di sorpresa i regimi, ma anche la maggior parte degli osservatori internazionali. Gli eventi sono precipitati con una velocità del tutto inaspettata. Questo “effetto sorpresa” però in futuro potrebbe non ripetersi, grazie a una nuova generazione di supercomputer che sta diventando per i governi sempre più strategica. Si tratta di calcolatori che hanno a bordo software sviluppati allo scopo di scavare nei dati e nelle notizie provenienti da ogni parte del pianeta, andando a ritroso di decenni e prevedendo così in quali Paesi il rischio di destabilizzazione sia particolarmente elevato. Non solo, nel corso di un test uno di questi supercomputer è stato in grado di indicare con uno scarto di 200 chilometri il luogo dove è stato identificato e ucciso Osama Bin Laden, incrociando e mettendo in relazione le notizie riguardanti il leader di Al-Qaeda emerse a partire dal 1979 fino all’aprile 2011.

Questo tipo di software si sta ormai diffondendo in tutte le strutture di intelligence del mondo. I programmi basano le loro ricerche sui principali archivi di notizie esistenti. Negli USA vengono tra gli altri utilizzati l’Open Source Center e l’archivio digitale del New York Times, mentre in Inghilterra l’archivio BBC Monitoring. La massa di informazioni archiviata e analizzata da questi supercomputer predittivi è di più di 100 milioni di articoli. I software connettono tra loro gli elementi delle notizie mettendo in atto trilioni di relazioni e producendo report sofisticatissimi. Per analizzare questa impressionante mole di dati e identificare le relazioni nei contenuti delle notizie, i computer sono dotati di processori che macinano potenze dell’ordine di grandezza di svariati teraflop.

I software a bordo dei supercomputer lavorano utilizzando due principali tecniche. La prima tecnica è denominata “Sentiment Mining“, e va a scavare nelle informazioni identificando le parole che hanno un sentiment positivo e quelle che invece trasmettono un sentiment negativo: il monitoraggio del sentiment dominante e gli eventuali cambiamenti dello stesso, vengono poi utilizzati come indice per identificare il livello di stabilità di un Paese. La seconda tecnica è invece quella del “Full-text geocoding“, che associa il sentiment a dati geolocalizzati, particolareggiando ancora di più i report e focalizzando le previsioni su determinate aree.

Uno dei software predittivi più potenti è stato sviluppato dall’Università dell’Illinois. Kalev Leetaru, responsabile del progetto, ha compiuto un’analisi sui paesi del Maghreb utilizzando il software e ha dimostrato come analizzando le notizie relative a Egitto, Libia e Tunisia il sentiment dell’ultimo decennio sia diventato progressivamente negativo, fino a sfociare nelle recenti rivolte. In Egitto per esempio, le proteste sono iniziate il 25 gennaio 2011, e il regime è caduto l’11 febbraio, con le dimissioni di Mubarak. Il software ha analizzato la mole di notizie passate relative al Paese, riscontrando un sentiment negativo nei mesi immediatamente precedenti la rivolta che si era verificato unicamente due volte negli ultimi 30 anni: in occasione del bombardamento USA su truppe irachene in Kuwait nel 1991 e quando gli statunitensi invasero l’Iraq nel 2003.

Secondo Leetaru la tesi di una rivoluzione imprevista generata dai social media non regge: “Il tono dei media mainstream di tutto il mondo era più che sufficiente a suggerire il pericolo di disordini in Egitto con largo anticipo” ha dichiarato. Leetaru non sostiene che il suo software possa prevedere la progressione e la tempistica esatta degli eventi, ma non ha dubbi sul fatto che sia in grado di identificare con certezza e con anticipo quando vi sia il rischio di rivolte e destabilizzazioni. Fino a oggi i test sono sempre stati effettuati su eventi già accaduti, ma ormai la strada per il perfezionamento e l’utilizzo strategico di questa tipologia di software di analisi predittiva da parte di governi e strutture di intelligence  è spianata.

Facebook, logout impossibile. Ma il Social Network replica: è per la Sicurezza degli Utenti

Anche dopo aver effettuato il logout da Facebook, il Social Network non cancella i cookies contenuti nel browser dei navigatori, continuando a mantenere i dati di identificazione dell’account e altre informazioni degli Utenti anche al di fuori del sito. A sostenerlo è l’esperto e hacker Nik Cubrilovic, che sul suo Blog posta un articolo dettagliato che dimostra questa tesi. In pratica, dopo essersi sloggati da Facebook, il Social Network continua a monitorare le operazioni degli Utenti durante la navigazione su altri siti che contengono bottoni o widget di Facebook e cioè la grande maggioranza dei Siti Web.

Facebook sostiene però che tale pratica sia messa in atto per la protezione degli Iscritti: “In questo modo vengono identificati spammer, phisher, accessi non autorizzati agli account, ripristino di account hackerati e disabilitazione della registrazione di minori” (Facebook non ammette iscritti al di sotto di 13 anni)  ”che tentano di effettuare nuove registrazioni modificando la loro data di nascita” scrive Arturo Bejar, ingegnere di Facebook  ”Inoltre, i dati inviati dai cookies non vengono utilizzati da Facebook per pubblicità mirata o per passare informazioni a terze parti”.

Nonostante però Facebook si difenda sbandierando politiche di protezione, se la tesi di Cubrilovic è corretta, ciò non toglie che mantenere un monitoraggio degli iscritti anche al di fuori del Social Network, sia una pratica che può potenzialmente violare la loro privacy . E con l’arrivo delle apllicazioni Facebook di nuova generazione che saranno varate nei prossimi giorni, le quali portano a un livello ancor più alto il monitoraggio in tempo reale delle azioni degli Utenti in Rete, il rischio di tale violazione aumenta ulteriormente.

Gli unici metodi per evitare che Facebook sia sempre presente in background quando si naviga in Rete è o utilizzare un browser alternativo al solo scopo di accedere a Facebook, oppure cancellare tutti i cookies di Facebook dopo il logout. Esistono software che possono facilitare la cancellazione mirata dei cookies, come per esempio AdBlock Plus.

La Norma Ammazza Blog ritorna alla Carica

Se c’è un ddl sul quale il Governo non ha tentennamenti e mantiene una forte coesione è quello relativo alle intercettazioni. La volontà della maggioranza è quella di presentarlo al più presto per farlo passare ponendo la fiducia ed evitando così possibili emendamenti.

All’interno del ddl continua a essere presente la famigerata norma “Ammazza Blog” che serpeggia dal 2009 e che prevede l’obbligo di rettifica dei contenuti pubblicati online da Siti e Blog entro 48 ore, senza alcun diritto di replica. La rettifica deve essere messa in atto qualora il responsabile del progetto online riceva una richiesta da un soggetto che ritenga lesivi i contenuti pubblicati. Chi non ottempera alla rettifica entro le 48 ore dalla richiesta, può essere sanzionato con una multa fino a 12 mila euro.

Il testo del comma 29 dell’art. 3 del ddl è il seguente: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

Come già più volte ripetuto da tutti coloro che avversano la norma, si tratta di un provvedimento anacronistico e liberticida, che estende ai responsabili dei siti l’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, minacciando la libertà di informazione online. Pretendere la rettifica da qualsiasi sito entro 48 ore dalla richiesta, così come è previsto per i soggetti editoriali e minacciando sanzioni di migliaia di euro, risulta chiaramente come un atto intimidatorio che va a confliggere con il diritto alla libertà di opinione. Una norma che ha l’intento neanche troppo velato di dissuadere chi scrive in Rete dall’occuparsi di temi che i poteri forti preferiscono mantenere sotto traccia.

Gli Italiani non leggono i Giornali? Perlomeno sono loro Fan su Facebook

La rivista online Fanpage, analizza i dati di Socialbakers, società specializzata in statistiche dei social media, mettendo in evidenza come se l’Italia si colloca all’undicesimo posto nella classifica mondiale del numero di iscritti a Facebook con circa 20 milioni, è però in posizione dominante in Europa per quanto riguarda il numero di fan delle pagine Facebook di quotidiani e riviste.

Questo dato è senza dubbio consolante. Sarebbe però interessante conoscere la percentuale di impression generate dal Social Network di Palo Alto sui siti Web, per comprendere se l’apprezzamento da parte dei navigatori tramite il bottone “Mi piace”, corrisponda poi a un’effettiva lettura delle notizie. La situazione potrà probabilmente essere più chiara con l’avvio delle applicazioni di nuova generazione di Facebook, che evolveranno il concetto del “Mi piace” aggiungendo anche tra le interazioni il “Sta leggendo”, integrando ancor più l’informazione nei profili sociali e includendo l’azione della lettura tra quelle esplicitate in tempo reale.

I numeri di Socialbakers parlano comunque chiaro:  attualmente in Europa, tra le pagine Facebook di quotidiani e riviste con il maggior numero di fan, nelle prime 10 posizioni figurano ben 6 testate italiane:

Tra le Applicazioni del Samsung Store siciliano, anche l’App Store della Apple

Recentemente, in Cina sono stati clonati direttamente i negozi Apple. Metodo comodo, definitivo e senza mezze misure. In Italia è invece un rivenditore Samsung a fare scuola. Nel negozio Samsung di Catania ubicato nel centro commerciale “Centro Sicilia”, hanno infatti approntato un pannello promozionale in cui vengono mostrate icone di applicazioni iOS, compresa quella di Safari e dell’App Store. Niente male, se si pensa alla battaglia legale a livello planetario per la disputa di brevetti che le due società hanno in fieri e che ha portato addirittura a utilizzare come prova in tribunale una scena del film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello spazio”.

“Continuano le iniziative importanti da parte di Samsung” si legge sul Blog samsung.hdblog.it che riporta l’iniziativa dell’apertura del negozio Samsung, avvenuta in risposta all’inaugurazione di un Apple Store nella città siciliana. La notizia è  corredata da tanto di foto che mostra il pannello in cui spiccano le icone delle applicazioni Apple.

“Dopo aver creato spazi importanti all’interno di negozi e catene di elettronica” continua il post ”il produttore è pronto a fare un nuovo salto in avanti creando un vero e proprio shop in shop. Samsung Mobile ha scelto il punto vendita Euronics del nuovissimo centro commerciale Centro Sicilia di Catania per inaugurare il suo negozio sponsorizzato dedicato al mondo degli smartphone e Tablet dove i clienti potranno provare tutte le novità della casa Coreana”.

Evidentemente, chi ha realizzato il pannello o è Banksy, oppure, come tutti i grandi contemporanei, è inconsapevole di essere tale.

Update: pare che le icone, in un certo senso fossero onnipresenti. In ogni caso, l’idea rimane l’opera di un sicuro genio.

F8: Facebook Presenta la Timeline e il nuovo Open Graph

Dal 29 settembre, Facebook cambierà radicalmente. Questa è infatti la data prevista per il lancio delle novità presentate ieri da Mark Zuckerberg sul palco dell’F8, conferenza organizzata dal Social Network di Palo Alto e dedicata agli sviluppatori.

Il primo profondo cambiamento è rappresentato dall’introduzione di una nuova modalità di visualizzazione dei profili denominata Timeline. Si tratta di un vero e proprio diario online della vita digitale degli Utenti che agisce, per mostrare gli elementi, sulla base di un algoritmo che associa importanza e temporalità dei medesimi. La Timeline è composta da tre sezioni: Copertina, in cui figurano le immagini più rappresentative e le informazioni di base. Storie, in cui figurano status, attività recenti, likes e places. E Applicazioni, dove figurano in differenti riquadri le applicazioni utilizzate dagli Utenti con le relative attività in tempo reale.

Quando un Utente Facebook utilizza un’applicazione per ascoltare una canzone, leggere un articolo, postare un commento su un Sito ecc. questa attività viene distribuita sulla Timeline, nel riquadro dell’applicazione e all’interno del news ticker. Gli altri Utenti che utilizzano quell’applicazione possono interagire in tempo reale. Questo avviene grazie all’altra novità presentata ieri all’F8 e cioè la nuova versione del protocollo Open Graph, il sistema che permette il dialogo tra Facebook e le applicazioni di terze parti. Questo nuovo tipo di interazione è in grado di innescare una viralità prima impossibile, ben più articolata e profonda di quella che si otteneva con il bottone “Mi Piace”. E’ possibilè farsi un’idea di come agiscono le applicazioni Facebook di nuova generazione, testando quella, già operativa, del Washington Post.

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