Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma, nella gremita Sala Europa di Palazzo Campanari, la presentazione della Società Pannunzio per la libertà di Informazione.
La Società Pannunzio ha lo scopo di battersi per la libertà d’informazione in Italia, ed è formata da giornalisti (non più di un terzo dei promotori per evitare corporativismi) esperti dei media, associazioni e simpatizzanti. Sono esclusi i politici di professione.
Sul fondo della Sala, dietro alla scrivania dei relatori, campeggiava un manifesto sul quale era stampato il numero 44.
Un numero che, come ha spiegato il portavoce della Società Enzo Marzo, ha un doppio significato: il numero dei promotori dell’Associazione, nonché la posizione che occupa l’Italia nell’edizione 2008 della classifica Press Freedom Index, che fotografa annualmente lo stato di salute della libertà di stampa nel mondo, redatta da Reporters Sans Frontiers, che ha anch’essa aderito recentemente alla Società Pannunzio.
“Abbiamo scelto di intitolare la nostra Associazione A Mario Pannunzio perchè era un giornalista libero che ha condotto con la sua penna battaglie di libertà” ha precisato Marzo.
“Noi pensiamo che il cancro dell’informazione in Italia sia Berlusconi, ma crediamo altresì che l’informazione sia malata in tutto il mondo occidentale” ha detto ancora Marzo “Non esiste democrazia senza una formazione libera dell’opinione pubblica e senza libertà d’informazione. Purtroppo la società italiana ha una forte assuefazione alla classe dirigente, ma occorre ripetersi come un mantra che esiste ancora una società civile.”
Marzo ha poi identificato come vie da seguire in primis l’Europa poichè “Un paese come l’Italia, nella situazione attuale può fare molti danni all’Europa e ci aspettiamo una reazione” e in secondo luogo la valorizzazione dei diritti dei lettori, che “Vanno rifondati e difesi”
Uno degli interventi della presentazione è stato dedicato specificamente alla Rete Internet e affidato al Giurista Guido Scorza, uno dei promotori della Società.
Scorza ha sottolineato che si cade in errore, nel definire Internet come un bene o come un male, poiché Internet è uno strumento, un mezzo di comunicazione ormai inarrestabile, il quale non salverà e non sarà la morte di nessuno, tantomeno della stampa.
“I giornali e i giornalisti ci saranno sempre” ha detto Scorza “E se un quotidiano come Repubblica perde il 20% dei lettori in edicola, grazie alla Rete acquisisce un bacino d’utenza mai avuto prima, il quale attinge allo stesso bacino d’informazione”
Secondo Scorza, affermare che l’informazione in Rete non è di qualità solo perchè non è ristretta ai professionisti è un grave abbaglio, perchè le notizie online sono supportate dai meccanismi di socialità interattiva che sono in grado di autocorreggersi, di perfezionarsi grazie al contributo di tutti gli utenti.
Scorza ha poi fatto notare come l’Italia non sia in bassa classifica solo per quanto riguarda la libertà dei mezzi d’informazione, ma anche per la diffusione della banda larga, e come la mancanza del pieno accesso alla Rete sia la privazione di un diritto fondamentale.
Altrettanto centrale poi è la difesa della natura della Rete: “Preoccupiamoci che questo sia un Paese in cui la Rete resti quello che era, che la Tivù non se ne impossessi e che i grandi gestori dell’informazione attuale non siano quelli che regolamenteranno la Rete futura” ha concluso Scorza.
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