Il Processo a The Pirate Bay: giorno 11
Nel giorno 11 del Processo a The Pirate Bay la difesa ha formulato le sue arringhe finali.
Il primo a prendere la parola è stato Jonas Nilsson, il legale di Fredrik Neij, il quale ha ha iniziato con il dire che durante il corso del Processo non si sarebbe affatto determinata l’entità del materiale coperto da copyright disponibile via TPB.
Nilsson ha poi ribadito che le operazioni di TPB, secondo la difesa, sarebbero perfettamente legali.
In base alla tesi esposta da Nilsson infatti, il sito è “aperto”, e sarebbero gli utenti a decidere quali contenuti vengono indicizzati da TPB, mettendoli in Rete. TPB non interverrebbe in alcun modo “Qualsiasi sito al mondo può linkare materiale coperto da copyright” ha fatto notare il legale, definendo questa situazione un problema della Rete Internet a livello mondiale.
Quindi ha affermato che il suo cliente non avrebbe percepito alcun guadagno dal sito e che gli introiti ricevuti dalla pubblicità sarebbero unicamente serviti per coprire i costi di gestione di TPB.
Nilsson ha poi richiesto il proscioglimento da tutte le accuse per il suo cliente, in quanto non avrebbe avuto alcuna conoscenza diretta dei file .torrent uploadati in Rete. Non vi sarebbero inoltre prove che Neij abbia incoraggiato alcuno a commettere dei reati e le prove portate contro l’imputato, come per esempio gli screenshot di pagine di TPB, sarebbero del tutto insufficenti per formulare qualsiasi ipotesi di reato a lui direttamente riconducibile.
Per quanto riguarda la richiesta di danni da parte delle Major, secondo Nilsson sarebbe stata calcolata su un’ipotesi di danno e non su basi tecniche, dunque impossibile da presentare alla Corte. Inoltre secondo la difesa non ci sarebbe nessuna prova che legherebbe la violazione di copyright direttamente alla persona di Neij. Per questi motivi Nilsson si è opposto alla richiesta di danni a carico del suo cliente domandandone la completa revoca.
Ha preso poi la parola Ola Salomonsson, il quale rappresenta Gottfrid Svartholm.
Salomonsson ha dichiarato che non esisterebbero prove concrete che il materiale indicizzato da TPB sia illegale e che l’unica analisi in tal senso è stata effettuata da Peter Sunde e che tale analisi avrebbe dimostrato che l’80% del materiale indicizzato da TPB non è coperto da diritti.
L’Avvocato ha poi affermato che l’accusa non ha mai provato a contattare nessuno dei seeder del sito, dando per scontato che il contatto diretto lo avessero gli imputati, ma secondo il legale non vi sarebbero prove in tal senso.
Salomonsson ha poi sostenuto che TPB opererebbe legalmente e che non vi è mai stato in passato alcun ordine d’ingiunzione che ordinasse di fermare la sua attività.
Quindi ha definito la richiesta di danni da parte delle Major sproporzionata e ha richiesto il proscioglimento di tutte le accuse per il suo assistito.
La parola è passata a Peter Althin, legale di Peter Sunde.
Althin ha ribadito, come i precedenti difensori, che non vi sarebbero collegamenti tra il materiale linkato e i danni sofferti dalle Major e che le richieste di danni non avrebbero alcun fondamento anche perchè in ogni caso, non calcolate da terze parti non in causa e quindi prive di oggettività.
Il difensore ha poi detto che Sunde sarebbe stato solamente un portavoce di TPB e non avrebbe ricoperto il ruolo che gli viene imputato dall’accusa.
Ha poi continuato affermando che il fatto che il suo assistito conosca gli altri imputati, non significherebbe automaticamente che egli abbia commesso dei crimini.
Per quanto riguarda l’aspetto degli accordi pubblicitari, secondo il legale non vi sarebbe nessuna prova del coinvolgimento diretto del suo assistito e ha quindi richiesto il proscioglimento di Sunde da tutte le accuse.
Dopo una breve pausa ha fatto la sua arringa Per E Samuelson, il difensore di Carl Lundström.
Sanuelson ha dichiarato che l’accusa avrebbe mancato l’obiettivo principale: quello cioè di dimostrare se TPB sia o meno un’attività illegale.
Ha inoltre dichiarato che tutte le ipotetiche accuse sono state rivolte alle operazioni messe in atto dal sito, e nessuna di esse sarebbe riconducibile direttamente agli imputati come persone fisiche.
Ha poi sottolineato che TPB non sarebbe una realtà unica in Rete, e che molti altri siti compierebbero le medesime operazioni e che il giudizio della Corte in questo caso sarà molto importante, perchè avrà rilevanza europea.
Samuelson ha poi fatto notare la natura del sito, che sarebbe del tutto legale e non direttamente responsabile per chi lo ha utilizzato in maniera illecita. “Sarebbe come accusare i produttori di automobili per i problemi sulle strade” ha aggiunto.
Il legale ha poi descritto il suo assistito come un uomo d’affari solo vagamente connesso alle attività di TPB.
Lundström, secondo il difensore non avrebbe mai partecipato ad alcun aspetto gestionale del sito né tantomeno avrebbe curato aspetti di sviluppo e programmazione.
In più, ha concluso Samuelson, il suo assistito avrebbe interrotto ogni rapporto d’affari con TPB, appena avvisato dal suo avvocato che l’attività avrebbe potuto avere dei risvolti legali.
Samuelson ha poi richiesto il proscioglimento da tutte le accuse per Lundström.
Concluse con Samuelson le arringhe difensive, la Corte ha quindi annunciato che il verdetto è previsto per il 17 Aprile.















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