Nel giorno 10 del Processo a The Pirate Bay, i legali della pubblica accusa e delle Major hanno presentato le loro arringhe conclusive alla Corte.
Il primo a prendere la parola è stato Håkan Roswall, della pubblica accusa.
Roswall ha esordito tentando di limitare il caso alla giurisdizione svedese per evitare così l’intervento della Corte Europea di Giustizia auspicato dalla difesa, che infatti ha manifestato il suo dissenso.
La pubblica accusa ha poi continuato dicendo che non intende domandare alla Corte di pronunciarsi sulla legalità del protocollo BitTorrent, ma sull’uso che ne hanno fatto gli imputati.
Roswall è poi passato a elencare le responsabilità degli imputati
Secondo la sua tesi Fredrik Neij avrebbe avuto un ruolo tecnico, registrando anche il nome dominio di TPB, così come Gottfrid Svartholm, il quale avrebbe programmato il codice alla base del sito.
Per quanto riguarda Peter Sunde, l’accusa non crede alla tesi secondo la quale sarebbe un semplice portavoce, ma ritiene che egli sia invece pienamente coinvolto nelle attività di TPB come coordinatore e come persona che ha tenuto i contatti con gli inserzionisti.
Carl Lundström viene invece definito dall’accusa come il finanziatore del sito e come persona che avrebbe visto un’operazione di business in TPB.
Quindi Roswall è passato ad analizzare gli aspetti finanziari di TPB.
In base alle statistiche di download e navigazione è giunto alla conclusione che TPB avrebbe guadagnato dalle sue attività, nell’anno preso in considerazione dalle indagini, circa 1 milione di euro.
Roswall ha poi chiesto la confisca dei server di TPB e un anno di detenzione per i quattro imputati.
Ha quindi preso la parola Peter Danowsky legale dell’IFPI.
Così come ha fatto la pubblica accusa, Dawnowsky ha innanzi tutto specificato che il processo non è nei confronti della tecnologia che permette il file sharing, ma dell’utilizzo che ne hanno fatto gli imputati.
Secondo Dawnosky poi il paragone tra TPB e Google non ha senso, perchè il motore di ricerca collabora con i detentori dei diritti per far rispettare la legge.
Dawnosky ha poi continuato dichiarando che TPB avrebbe costituito un’offerta alternativa a quella dell’industria musicale, guadagnando grazie alla pubblicità e causando gravi danni ai leggittimi proprietari dei diritti dei file scaricati ed è da considerasi un’operazione commerciale.
Quindi ha portato all’attenzione della Corte il fatto che TPB sia stata fondata dal Pirate Bureau, un’organizzazione che avrebbe l’unico scopo di non rispettare il copyright.
E’ toccato poi a Henrik Pontén dello Sweden’s Anti-Piracy Office il quale ha affermanto che gli imputati sarebbero stati perfettamente consapevoli del fatto che stavano compiendo atti illegali e che lo avrebbero fatto allo scopo di avere ritorni economici grazie alle inserzioni pubblicitarie.
Ha poi dichiarato che la detenzione per gli imputati è necessaria per fermare l’attività di TPB e come deterrente ed esempio per le altre realtà che perpetrano i medesimi reati.
L’ultima a prendere la parola è stata Monique Wadsted, legale delle Major cinematografiche
Wadsted ha detto che gli imputati non sono innocenti come vorrebbbero far credere e che quello che hanno fatto equivale ad aver messo direttamente i file coperti da diritti online, disponibili per il download.
Ha poi chiesto alla corte di non dimenticare il caso scandinavo, in cui sono stati condannati i responsabili di un sito che metteva a disposizione materiale coperto da copyright in modo molto simile a TPB.
Secondo la Wadsted gli imputati avrebbero ricoperto differenti ruoli all’interno del team di TPB, ma tutti importanti per il sostentamento del progetto e tutti sarebbero stati consapevoli di compiere azioni illegali.
Wadsted ha identificato la presenza su TPB di categorie come “TV Shows”, quale prova di questa consapevolezza.
Ha poi richiesto una pena esemplare, anche in conseguenza del fatto che gli imputati non hanno interrotto le attività di TPB, tutt’ora in essere.
Wadsted ha concluso sostenendo che la pena non deve essere differente per i vari imputati, tutti corresponsabili allo stesso modo di violazione di copyright.
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