Facebook precisa: credevi di condividere, ma stavi inviando una copia

Mark Zuckerberg, con un lungo post sul blog ufficiale di Facebook, cerca di difendersi dalle critiche abbattutesi sul Social Network in seguito alla modifica dei termini di utilizzo del servizio.

 ”La nostra filosofia è che gli utenti possiedano le loro informazioni” scrive Zuckerberg “Quando gli utenti condividono le informazioni su Facebook però, devono prima garantirci la licenza di utilizzarle, perché senza questa licenza noi non potremmo mostrarle agli altri”

“Una delle cose che hanno fatto maggiormente discutere” scrive ancora Zuckerberg “E’ il fatto che Facebook possa utilizzare le informazioni degli utenti per sempre. Quando un utente condivide qualcosa con un amico, vengono create due copie di questa informazione: una nel messaggio inviato dall’utente e l’altra nella casella inbox dell’amico. Anche se l’utente disattiva il suo account, la copia nella casella dell’amico rimane comunque. Noi pensiamo che questo sia il gusto modo di operare”

In pratica, Facebook comunica agli utenti che se si appropria dei loro dati per sempre, lo sta facendo per loro e per i loro amici.

Facebook pensa che questo sia il giusto modo di operare. Ma c’è una notevole differenza tra copia e condivisione.

Quando un utente invia un messaggio di posta elettronica con un file allegato, gli è chiaro che sta inviando una copia di quel messaggio, la quale porta con sé un copia del file allegato.

La condivisione significa invece avere in comune la stessa cosa, non due copie diverse. E inoltre chi condivide dovrebbe avere poi la possibilità di riportarsi a casa i suoi dati, quando decide di andarsene.

E se l’utente non può tornare indietro dalla duplicazione dei suoi dati (che non ha mai consapevolmente autorizzato peraltro), questo fatto dovrebbe perlomeno essere chiaramente specificato al momento della copia stessa.

Cosa che non solo il Social Network non ha fatto, ma anzi, ha cambiato i termini di utilizzo del servizio per facilitare questo senso unico, senza neppure comunicarlo ufficialmente agli utenti; e se non si fossero sollevate le critiche non sarebbe esistito neppure il post di Zuckerberg.

Il fatto poi che Zuckerberg affermi che senza questi nuovi termini di utilizzo Facebook non sarebbe in grado di mostrare le informazioni agli altri, non sembra sufficiente perché il Social Network sia autorizzato per sempre a copiare, modificare, rieditare, analizzare, conservare, mostrare pubblicamente, trasmettere, tradurre, adattare, citare, creare copie derivate e distribuire i dati degli utenti, anche di coloro che non hanno più un account.

Ma Zuckerberg non vede in questo momento altre soluzioni e ritiene che la privacy e la condivisione (la copia sarebbe meglio dire) siano purtroppo in contrasto tra loro.

Alla fine del suo post, Zuckerberg scrive che quello in cui si stanno muovendo è un terreno molto complesso e che si possono commettere dei passi falsi, ma che in qualità di leader della condivisione dei dati sarà una priorità di Facebook trovare delle soluzioni: di fidarsi, sostanzialmente. Precisa inoltre che si farà risentire con altri post sull’argomento, non si sa esattamente quando come e perché.

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