Archive for Febbraio, 2009

Il VoIP a bordo dei Nokia fa paura agli operatori mobili

Nokia ha annunciato recentemente che integrerà Skype di default a bordo dei suoi nuovi dispositivi entro la fine dell’anno, e la reazione degli operatori mobili non si è fatta attendere.

I primi a criticare l’annuncio del produttore finlandese sono stati gli operatori del Regno Unito, ma anche le aziende di telefonia mobile degli altri Paesi non hanno certo fatto salti di gioia.

Il motivo è semplice: agli operatori non piace che i loro clienti abbiano a disposizione una tecnologia che agevola la diminuzione del minutaggio sulle Reti e dunque, dei ricavi.

I clienti hanno però tutto il diritto di poter usufruire al meglio delle tecnologie a bordo dei loro dispositivi, visto che li pagano profumatamente; e sfruttare quindi il Wi-Fi per effettuare chiamate VoIP, con notevole risparmio sulla bolletta.

Gli operatori mobili sono società che operano nel campo della tecnologia e dovrebbero essere perfettamente consapevoli che il loro modello di business deve essere in grado di adattarsi ai tempi, se non vogliono correre il rischio di fare la triste fine delle Major, che non hanno saputo trasformarsi e cogliere le opportunità del P2P.

Tra gli operatori, qualcuno che fa piccoli passi in avanti, c’è: negli Stati Uniti per esempio, T-Mobile ha recentemente lanciato il servizio HotSpot@Home, che permette agli utenti di effettuare chiamate VoIP quando si trovano in Wi-Fi e di switchare automaticamente sulle reti cellulari quando ne escono.

Via | Ars Technica

Toys.com, un giocattolo da 5 milioni di dollari

La battaglia per aggiudicarsi la proprietà del dominio Toys.com dopo la bancarotta della società di commercio elettronico The Parent Company, precedente proprietaria, pare essere giunta a una conclusione.

I liquidatori avevano messo all’asta il nome a dominio a inizio febbraio, e dopo un prima aggiudicazione per il valore di 1.25 milioni di dollari, se lo compra adesso ToysRUs, la grande catena internazionale di negozi di giocattoli, sborsando 5.1 milioni di dollari.

Un balocco decisamente costoso.

Via | TechCrunch

Facebook: gli italiani sono 8 milioni e mezzo

Secondo la piattaforma advertising di Facebook, gli italiani iscritti al Social Network a fine gennaio sarebbero 8 milioni e mezzo.

Due miloni di nuovi iscritti dall’inizio dell’anno, pari a una crescita del 30% mese su mese.

Ne consegue che il 38% degli utenti che hanno una connessione Internet nostrana, ha un account Facebook.

In particolare, la maggiore crescita si riscontra nella fascia d’età che va dai 18 ai 46 anni, con le donne in maggioranza rispetto agli uomini nella fascia sotto ai 35 anni.

Via | Vincos Blog

I Telefilm arrivano sull’iPhone

Il Network americano CBS è il primo a offrire la possibilità agli utenti iPhone di visualizzare gratuitamente episodi completi di telefilm e altri contenuti televisivi sul loro telefono, in 3G e Wi-Fi.

La CBS ha infatti realizzato un’applicazione collegata al suo sito TV.com che permette di vedere le puntate di serie come “C.S.I.”,  “Star Trek” e altri contenuti offerti da Showtime, CW e CNET.

L’applicazione è riservata agli utenti statunitensi. Si attendono al più presto emuli nel vecchio continente.

Via | Bits

Hai dormito bene? Te lo dice Yawnlog, il sito che monitora il tuo sonno

Ci sono ormai servizi in Rete che monitorano qualsiasi cosa, compresa l’attività sessuale.

Un altro aspetto fondamentale nella vita di tutti è indubbiamente il sonno.

Yawnlog è un sito che permette all’utente di monitorare durata e qualità del proprio sonno nel corso del tempo, creando una cronologia e un andamento statistico in tal senso. Chi soffre d’insonnia, potrebbe odiarlo.

Il Sito offre anche la possibilità di condividere i dati con altri utenti.

C’era davvero bisogno di Yawnlog? Meglio dormirci sopra, prima di rispondere.

Via | Bub.blicio.us

Google inaugura il suo Feed Twitter

Google ha un suo Feed Twitter.

Se le voci di un’acquisizione da parte del motore di ricerca del sito di microblogging sono premature, l’account Twitter dimostra comunque che a Mountain View apprezzano il servizio.

Il primo tweet di Google è stato:

I’m 01100110 01100101 01100101 01101100 01101001 01101110 01100111 00100000 01101100 01110101 01100011 01101011 01111001 00001010

Che significa, mi sento fortunato.

Via | AppScout

Facebook manifesto: il Social Network vuole diventare una democrazia

Dopo le feroci polemiche seguite al cambiamento dei suoi termini di utilizzo, Facebook tenta un nuovo approccio.

Pubblica un Manifesto dei principi del Social Network e propone una bozza dei termini di utilizzo, a cui cambia addirittura il nome (non più termini di utilizzo bensì “Statement of Rights and Responsibilities”) e richiede il feedback agli utenti dando loro diritto di voto e giudizio, attraverso un gruppo appositamente creato.

Nel primo documento pubblicato, Facebook “si spiega” ai navigatori e richiede la discussione in merito a 10 punti principali che riguardano la libertà dell’informazione e della condivisione sul Social, l’uguaglianza dei loro diritti all’interno del sistema, la trasparenza dei processi e l’assenza di barriere geografiche nella circolazione dei dati.

Il secondo documento è la bozza dei temini di utilizzo, diventati Statement of Rights and Responsibilities in cui Facebook chiede il parere degli utenti in merito a tre principali tematiche:

“Forever won’t work: Facebook’s use of our content has to have clear limits.”: i dati degli utenti non sono di perpetua proprietà di Facebook, ma legati all’esistenza dell’account e ogni diritto sugli stessi da parte del Social decade con la cancellazione dell’account stesso.

“Opt-in only: Facebook can’t just change the terms whenever they want.”: le modifiche e i cambiamenti apportati a Facebook verranno in futuro sempre discussi con gli utenti.

“Write it in English: No legalese (or Latin!) please”: il legalese va il più possibile abolito dai nuovi termini di utilizzo e dalle varie comunicazioni.

Ai due documenti ha fatto seguito anche un post sul blog ufficiale del Social Network da parte di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook.

Zuckerberg ha ribadito quanto contenuto nel manifesto, sottolineando la volontà di Facebook di essere il più aperto e trasparente possibile nel rapporto con gli utenti, ai quali, sostiene, con il voto e i feedback viene offerta una grande opportunità per esprimere le proprie opinioni sui metodi con i quali è governato il Social Network.

Facebook ha scelto dunque una sorta di via democratica, o si è comunque vista costretta a farlo.

Ci sono alcune considerazioni in merito, da fare: innanzi tutto, non è chiaro per ora su cosa esattamente gli utenti dovranno esprimere il loro voto e in quale modo, lo stesso, potrà influenzare le dinamiche operative e le scelte societarie.

Infatti ciò che è stato pubblicato fino a questo momento riguarda argomentazioni molto generali e di principio, che erano già assodate anche prima dell’arrivo di Facebook e non solo su Internet, per fortuna.

Ciò che vogliono gli utenti è tutela della loro privacy, proprietà dei loro dati e regolamentazione nella mercificazione degli stessi. Punto. Il discorso può chiudersi qui.

Se poi il Social network vuole mettere in atto un’operazione di condivisione delle sue dinamiche con gli utenti, ben venga, ma è secondario.

Non è che condividendo con un sorriso e sotto il vessillo della democrazia digitale il fatto che voglia macinare la maggior quantità di denaro possibile con i loro dati, e che per farlo mini gravemente la loro privacy, renda più felici i navigatori.

Facebook da un lato intende ergersi a rappresentante globale della condivisione democratica dei dati, e dall’altra deve fare i conti con i suoi bilanci, con il mercato, e con le leggi dei vari stati in cui opera e ai quali deve sottostare per poter operare.

Il Processo a The Pirate Bay: giorno 9

Il primo teste ad essere sentito nel giorno 9 del Processo a The Pirate Bay è stato Kristoffer Schollin, un esperto di diritti digitali dell’universtità di Gothenburg.

Schollin ha spiegato alla corte che i file .torrent sono dei sofisticati tipi di link Internet e che TPB è un “open database” che raccoglie questi link. Molte compagnie utilizzano il protocollo BitTorrent, ha aggiunto il teste, compresa la Blizzard per il suo popolare gioco World of Worldcraft.

Schollin ha poi definito TPB come un BBS, cioè un Bollettin Board di file .torrent, collegato a un forum di discussione. Stabilire se TBP è illegale spetta alla corte, ha aggiunto il teste, ma ciò che è certo è che la tecnologia alla base del sito non è illegale.

Schollin ha quindi dichiarato che TPB non è il maggior tracker di file .torrent, ma è il più famoso, e che ci sono altri centinaia di tracker più vasti di TPB.

Il teste ha poi detto che è possibile ricercare file .torrent anche via Google, portando l’esempio dei film di Harry Potter. Questo perchè, ha spiegato, quando un .torrent viene uploadato in Rete può poi essere indicizzato da molte fonti.

Monique Wadsted, il legale delle industrie cinematografiche ha domandato a Schollin se fosse corretto il dato secondo il quale TPB rappresenta il 40% del traffico Internet. Il teste ha detto che non è un dato corretto, poichè TPB rappresenta il 40% del traffico Internet relativo al protocollo BitTorrent.

Il teste successivo è stato Roger Wallis, un esperto di diritti musicali.

Wallis ha affermato che non vede differenza tra TPB e altri motori di ricerca come Google e ha sostenuto che è l’industria musicale ad essere in difetto, poiché non è in grado di adattarsi alle nuove tecnologie.

Il teste ha poi smentito ciò che era stato affermato il giorno precedente dal CEO dell’IFPI Kennedy, sostenendo che il download ha stimolato le vendite dei CD e dei biglietti dei concerti dal vivo.

Henrik Pontén dello Sweden’s Anti-Piracy Office, ha presentato uno studio che dimostrerebbe che solo l’8% di coloro che scaricano musica, procedono poi al successivo acquisto. Wallis ha smentito tali dati, dicendo che sulla base delle sue ricerche i risultati a cui è giunto sono differenti.

L’imputato Peter Sunde ha domandato alla corte se potesse essere mostrato un filmato illustrativo di circa 8 minuti riguardante il funzionamento del protocollo BitTorrent.

La richiesta è stata accolta: con il filmato la difesa intende dimostrare, oltre al funzionamento del protocollo BitTorrent, come i file .torrent possano essere trovati in Rete attraverso i motori di ricerca, compreso Google e poi condivisi attraverso i sistemi di chat, i social network, i blog oppure con siti come  TPB.

Google Street View diventa panoramico con il contributo degli utenti

Google Street View ha una nuova opzione che permette di integrare nel sistema le foto caricate dagli utenti e di mostrarle in modo panoramico, grazie al software Panoramio, in grado di adattare la proposta dei contributi alla posizione e alla prospettiva in cui si trova in quel momento il navigatore.

“Adesso è possibile visualizzare le foto scattate dagli utenti e che hanno una precisa corrispondenza con quelle di Street View” spiega Google “Attraverso Panoramio, si possono vedere i più famosi panorami del pianeta a livelli di dettaglio mai visti prima grazie al contributo di coloro che li hanno visitati”

Ci sono già differenti luoghi attivi con questa modalità, tra cui la Torre Eiffel, Il Duomo di Milano e Times Square.

Via | Google Operating System

Google introduce App Status, il pannello che monitora lo stato delle sue applicazioni

Presumibilmente anche in seguito ai recenti problemi al suo servizio di posta elettronica, Google rilascia App Status Dashboard, un pannello di controllo che permette di monitorare in tempo reale lo stato dei vari servizi, come Gmail, Google Calendar, Google Talk, Google Docs e altri, ma non solo.

Attraverso la Dashboard di App Status è infatti possibile visualizzare la cronologia di eventuali problematiche occorse ai servizi nel tempo, e di ricevere informazioni sulle cause delle stesse e sulle modalità di soluzione adottate dai tecnici di Google.

Via | VentureBeat

Related Posts with Thumbnails