Dopo le feroci polemiche seguite al cambiamento dei suoi termini di utilizzo, Facebook tenta un nuovo approccio.
Pubblica un Manifesto dei principi del Social Network e propone una bozza dei termini di utilizzo, a cui cambia addirittura il nome (non più termini di utilizzo bensì “Statement of Rights and Responsibilities”) e richiede il feedback agli utenti dando loro diritto di voto e giudizio, attraverso un gruppo appositamente creato.
Nel primo documento pubblicato, Facebook “si spiega” ai navigatori e richiede la discussione in merito a 10 punti principali che riguardano la libertà dell’informazione e della condivisione sul Social, l’uguaglianza dei loro diritti all’interno del sistema, la trasparenza dei processi e l’assenza di barriere geografiche nella circolazione dei dati.
Il secondo documento è la bozza dei temini di utilizzo, diventati Statement of Rights and Responsibilities in cui Facebook chiede il parere degli utenti in merito a tre principali tematiche:
“Forever won’t work: Facebook’s use of our content has to have clear limits.”: i dati degli utenti non sono di perpetua proprietà di Facebook, ma legati all’esistenza dell’account e ogni diritto sugli stessi da parte del Social decade con la cancellazione dell’account stesso.
“Opt-in only: Facebook can’t just change the terms whenever they want.”: le modifiche e i cambiamenti apportati a Facebook verranno in futuro sempre discussi con gli utenti.
“Write it in English: No legalese (or Latin!) please”: il legalese va il più possibile abolito dai nuovi termini di utilizzo e dalle varie comunicazioni.
Ai due documenti ha fatto seguito anche un post sul blog ufficiale del Social Network da parte di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook.
Zuckerberg ha ribadito quanto contenuto nel manifesto, sottolineando la volontà di Facebook di essere il più aperto e trasparente possibile nel rapporto con gli utenti, ai quali, sostiene, con il voto e i feedback viene offerta una grande opportunità per esprimere le proprie opinioni sui metodi con i quali è governato il Social Network.
Facebook ha scelto dunque una sorta di via democratica, o si è comunque vista costretta a farlo.
Ci sono alcune considerazioni in merito, da fare: innanzi tutto, non è chiaro per ora su cosa esattamente gli utenti dovranno esprimere il loro voto e in quale modo, lo stesso, potrà influenzare le dinamiche operative e le scelte societarie.
Infatti ciò che è stato pubblicato fino a questo momento riguarda argomentazioni molto generali e di principio, che erano già assodate anche prima dell’arrivo di Facebook e non solo su Internet, per fortuna.
Ciò che vogliono gli utenti è tutela della loro privacy, proprietà dei loro dati e regolamentazione nella mercificazione degli stessi. Punto. Il discorso può chiudersi qui.
Se poi il Social network vuole mettere in atto un’operazione di condivisione delle sue dinamiche con gli utenti, ben venga, ma è secondario.
Non è che condividendo con un sorriso e sotto il vessillo della democrazia digitale il fatto che voglia macinare la maggior quantità di denaro possibile con i loro dati, e che per farlo mini gravemente la loro privacy, renda più felici i navigatori.
Facebook da un lato intende ergersi a rappresentante globale della condivisione democratica dei dati, e dall’altra deve fare i conti con i suoi bilanci, con il mercato, e con le leggi dei vari stati in cui opera e ai quali deve sottostare per poter operare.
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