Archive for Novembre 27th, 2008

Gmail, il virus arriva con gli allegati protetti da password

Lo scorso 21 novembre, il blog Makeofus.com ha posto dei dubbi sul fatto che i problemi di sicurezza di Gmail, riscontrati nel 2007, siano ad oggi effettivamente risolti.

Secondo il blogger, qualcuno è riuscito a entrare nella sua casella Gmail e facendo un redirect verso un indirizzo di posta esterno ha lurkato i messaggi in arrivo, carpendo le informazioni di gestione del dominio del blog.

Alcuni utenti, commentando il post hanno dichiarato di avere avuto problemi simili sulle loro caselle Gmail.

Google, con un post del 25 novembre sul suo blog ufficiale si è difeso dalle accuse, sostenendo che nel settembre del 2007 i problemi di sicurezza menzionati dal blog si erano effettivamente verificati, ma erano stati risolti nell’arco di 24 ore.

Sempre secondo Google i problemi riscontrati attualmente dagli utenti sarebbero invece causati da attività di Phishing a cui avrebbero ingenuamente abboccato, dando così la possibilità agli hacker di conoscere i parametri di accesso alla loro posta.

Ed è di oggi un’altra notizia riguardante problemi di sicurezza di Gmail: gli spammer sono riusciti a trovare il modo di eludere le protezioni dell’antivirus delle caselle di posta di Google, con un sistema tutt’altro che complesso: inviando i virus all’interno di allegati protetti da password.

Digital Inspiration dimostra, con tanto di screenshot, di aver ricevuto degli zip contenenti file maligni.

De Beer intima la messa offline della versione fake del New York Times

Tutto è iniziato da un gruppo di persone che hanno deciso di distribuire un perfetto clone cartaceo del New York Times con il titolo in prima pagina “La guerra in Iraq è finita” e di monitorare la reazione dei lettori:


New York Times Special Edition Video News Release - Nov. 12, 2008 from H Schweppes on Vimeo.

Gli organizzatori hanno poi messo in Rete anche una versione web del clone.

Sul sito viene mostrato un banner con il logo di De Beer, azienda che si occupa di lavorazione e commercio di diamanti.

Sul banner lo spot recita che comprando un diamante si aiuterà De Beer a donare delle protesi ai bambini menomati nella cosiddetta “guerra dei diamanti”.

Questa provocazione ha avuto come conseguenza la reazione da parte dell’azienda sudafricana, la quale ha richiesto al registrar svizzero Joker.com, presso il quale è stato registrato il dominio, la rimozione dello stesso per violazione di copyright.

I legali di De Beer non sono riusciti infatti ad agire direttamente contro il proprietario del sito: in una lettera del 19 novembre inviata a Joker.com, De Beer afferma di non essere riuscita a identificare il signor Harold Schweppes e che il suo indirizzo 80 Infinity Place, Son of Triumph, Pennsylvania risulta inventato. Intima dunque al registrar di oscurare al più presto il sito.

Sito che in ogni caso, per ora è ancora online

Via | Appscout

L’Autority inglese ritorna a occuparsi degli spot dell’iPhone

Tra L’Advertising Standards Authority (ASA), l’organismo indipendente di vigilanza per gli standard pubblicitari inglesi e la Apple evidentemente non corre buon sangue.

Già nell’agosto scorso la ASA aveva accusato Apple di pubblicità ingannevole, sostenendo che negli spot dell’iPhone non si precisasse che il telefono è dotato di un navigatore che non è in grado di fruire di una parte dei contenuti presenti online, come i filmati flash e le animazioni Java.

L’accusa era scattata in seguito alla denuncia di due utenti.

E adesso torna all’attacco con la medesima accusa di pubblicità ingannevole, riferendosi a uno spot della Apple in cui si loda la velocità della Rete 3G e si mostrano applicazoni e pagine web caricate sul cellulare in pochi istanti.

l’ASA giudica esagerate le performance del telefono mostrate nello spot e agisce, questa volta, in seguito alla denuncia di diciassette utenti.

Via | Technologizer

WPDirect, il blog te lo fa lui

Potrebbe essere definito il Dr. Frankenstein dei blog.

WordPressDirect non fa altro infatti che assemblare automaticamente contenuti della rete, creare dei post automatici e dare così vita a un blog mostruoso e autonomo che cresce da solo sulla base di keywords definite al setup.

Ma se si occupa di tutto WordPressDirect, il blogger che fa? Nulla, magari crea un account Google Adsense e poi lo trovi al bar.

E alla sera torna a casa a contare i clic. I nostri.

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